Come si trasmette la mononucleosi

mononucleosi

La mononucleosi è comunemente conosciuta come “malattia del bacio”. Ed effettivamente è proprio il bacio (o, meglio, lo scambio di saliva), uno dei veicoli più frequenti di trasmissione della mononucleosi, che proprio per tale motivo ha un’incidenza particolarmente più ampia tra i giovani e i giovanissimi. Sbagliato, tuttavia, classificare la mononucleosi come una mera “patologia” del bacio.

La mononucleosi può infatti trasmettersi anche attraverso la condivisione degli oggetti, proprio per lo stesso motivo che sottointende la trasmissione mediante il bacio: lo scambio di liquidi. Ne consegue che la mononucleosi potrebbe altresì trasmettersi anche con la condivisione di posate, bicchieri e altri oggetti di utilizzo quotidiano, precedentemente entrati in contatto con la saliva della persona infetti.

Secondo quanto ricorda una recente analisi condotta in Italia, più del 90% della popolazione mondiale avrebbe nel sangue degli anticorpi contro il virus di Epstein-Barr (cioè, il virus responsabile della malattia), visto e valutato che si tratta di un’infezione molto diffusa, che gran parte delle persone ha sviluppato nella propria vita spesso senza saperlo. La motivazione è abbastanza semplice: quando è contratta nei primi anni di vita, la malattia ha un decorso senza alcun sintomi, mentre in altre fasce di età non raramente viene scambiata per influenza.

Ma in che modo poter distinguere la mononucleosi da altre patologie? In linea di massima, è bene accertare che possa trattarsi di mononucleosi se compaiono contemporaneamente sintomi quali mal di gola importante, tonsille ricoperte da una patina biancastra, febbre alta, ingrossamento dei linfonodi superficiali, malessere generale, ingrossamento della milza. In alcuni casi molto più rari, la pelle mostra un eritema simile a quello che compare nel morbillo.

Per confermare il sospetto di malattia si effettua un esame clinico alla ricerca degli anticorpi anti-VCA, attraverso un piccolo prelievo del sangue.

via: mononucleosi.org

Finanziamenti a fondo perduto per lo sviluppo del lavoro autonomo

finanziamenti

La Regione Piemonte ha stanziato fondi con i quali intende erogare finanziamenti a fondo perduto e finanziamenti a tasso di interesse agevolato per la nascita e per lo sviluppo del lavoro autonomo.

Stando a quanto afferma il regolamento dell’iniziativa, beneficiari potenziali dell’azione sono i titolari di Partita IVA in tutti i settori merceologici e professionali, comprensivi quelli privi di Albo o di ordine professionale, che presentano domanda entro 24 mesi dalla data di attribuzione della partita IVA, purchè residenti o domiciliati nel territorio della regione Piemonte e aventi sede operativa fissa in Piemonte.

Sempre secondo quanto contenuto nel bando, la domanda di finanziamenti a fondo perduto prevede la richiesta di un contributi forfettario in conto esercizio utile per sostenere la fase di avvio dell’attività, pari a 2.000 euro lordi. La domanda di finanziamenti a tasso di interesse agevolati, invece, di importo complessivo degli investimenti non inferiore ai 5.000 euro, deve essere finalizzata alla realizzazione di invcestimenti in macchinari, in attrezzature, in arredi, in automezzi o all’attivazione degli impianti tecnici necessari per l’esercizio delle attività.

Tra le principali caratteristiche dell’iniziativa, si ricorda che il bando è a sportello, e che le domande per le due tipologie di agevolazione possono essere presentate anche contestualmente, non escludendosi a vicenda.

Con le prerogative e le specifiche di cui sopra, si tratta pertanto di una interessante occasione per poter disporre di finanziamenti a fondo perduto con le quali realizzare alcune proprie attività di impresa, e dare in tal modo seguito alle azioni d’azienda in maniera economicamente più congrua.

Qualora desiderate disporre di maggiori informazioni, vi consigliamo di consultare il sito internet della Regione Piemonte (all’indirizzo regione.piemonte.it) all’interno del quale troverete tutti i bandi disciplinanti l’erogazione di finanziamenti a fondo perduto e altre forme di agevolazione.

Donne italiane: le migliori a letto?

Donne italiane

Chi l’ha detto che i maschi italiani sono gli unici a essere callienti a letto? Lo sono anche le donne italiane (e forse è per questo che rendono meglio). Una rivincita sulle straniere.

Le donne italiane vengono decretate le amanti migliori dal sito di dating on line, vale a dire di incontri virtuali, “C-Date” che, ha appassionato ben 6mila individui fra i 18 e i 50 anni, sia maschi che femmine. Sapete cosa è emerso? Con nostra grande soddisfazione, che le capacità amatoriali delle donne italiane sono davvero le migliori. E non solo quando si parla di realzioni “tocca e fuggi”, ma anche quando si parla di rapporti duraturi di coppia.

Il sondaggio ha gettato luce anche sulle posizioni più amate e in uso e sulle consuetudini attinenti all’utilizzo dei giochini; nella maggior parte dei casi, proprio i toys sarebbero la caratteristica fondamentale delle donne che li andrebbero a comprare e a utilizzare con una frequenza più alta rispetto agli uomini. Di contro, le posizioni più amate dal gentil sesso, sono proprio quelle in cui lei starebbe sopra l’uomo; tal situazione, riuscirebbe a rendere il rapporto più appagante poiché si potrebbero dirigere al meglio gli atti.

E come se non bastasse, dal quadro oltre ad emergere una donna carismatica, attenta al piacere e alle situazioni, emerge il profilo di una donna italiana sensuale e passionale, più delle straniere. E non si tratta di favoritismo, la ricerca ha coinvolto tanto soggetti italiani quanto europei e abitanti dei Paesi dell’America del Sud. E ahimè per gli uomini, la stessa ricerca ha messo in evidenza che lo stereotipo di maschi italiani focosi è ormai tramontato, perché i veri latin lover adesso sarebbero i brasiliani.

Ma una cosa la dobbiamo agli uomini di casa nostra, la volontà e il piacere di impegnarsi in relazioni durature.

Tutti i pericoli del vivere con chi fuma

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Secondo quanto afferma una recente ricerca pubblicata sul BMJ (British Medical Journal), coloro i quali vivono in casa con un fumatore, subirebbero un livello di inquinamento simile a coloro i quali vivono in città molto inquinate, esponendosi a livelli di particelle dannose di 3 volte superiori a quelli considerati sicuri.

Seppur non abitudinari di fumo attivo, pertanto, i fumatori “passivi” sarebbero significativamente più esposti ai rischi per la salute propri del fumo, come le malattie respiratorie e quelle cardiovascolari.

In maniera ancora più specifica, i ricercatori scozzesi che hanno condotto lo studio hanno mostrato che le concentrazioni medie di PM2.5 nelle 93 case di fumatori indagate erano circa 10 volte superiori rispetto alle concentrazioni medie trovate nelle 17 case di non fumatori. Ne deriva che i non fumatori che vivono con i fumatori hanno livelli di esposizione al PM2.5 tre volte superiori alle linee guida OMS.