La quota di energia mondiale prodotta tramite l'uso del nucleare è di circa il 6%. Questo dato è sensibilmente inferiore se confrontato con la percentuale legata a combustibili fossili (80%) o energie rinnovabili (13%). Solo alcuni paesi (come la Francia) hanno puntato sul nucleare come una fonte primaria di energia mentre, come è noto, l'Italia totalizza lo zero per cento dopo la vittoria referendaria del no al nucleare.
L'energia nucleare è ritenuta per molti versi "alternativa" a quella prodotta dai combustibili fossili. In realtà, vi sono molte affinità tra queste due fonti energetiche.
Innanzitutto, l'energia nucleare non è una fonte rinnovabile dipendendo dall'approvvigionamento di un minerale (l'uranio) così come le fonti tradizionali dipendono da altre materie prime (petrolio, gas, carbone).
In secondo luogo, l'Italia non è un produttore di uranio così come non lo è di petrolio o di gas. I maggiori produttori al mondo di uranio sono il Canada con 11.000.000 kg/anno; segue l’Australia con 9.000.000 kg/anno, mentre la Russia ne produce 3.200.000 kg/anno. A questo club c'è sicuramente da aggiungere il Kazakistan e altre repubbliche ex-sovietiche. La dipendenza dall'approvvigionamento estero di questa materia prima influisce sulla geopolitica di certi paesi, come la Francia, che hanno scelto la via del nucleare come fonte primaria di produzione energetica.
Inoltre, se è ben noto a tutti che il petrolio è passato da 20 dollari al barile a circa 100 dollari al barile nel giro di 4 anni, l'uranio ha subito un aumento di prezzo ancora maggiore. Difatti, il prezzo dell’uranio era, all’inizio del 2000 di 13 dollari al kg mentre nel maggio del 2007 aveva raggiunto il prezzo di 200 dollari al kg.
Infine, dal punto di vista ambientale, l'energia nucleare ha sicuramente impatto nullo sull'emissione di gas serra o di sostanze inquinanti rilasciate in atmosfera (tralasciando la filiera dell'uranio, cioè l'estrazione, la raffinazione e il trasporto). D'altro canto il problema ambientale maggiore legato all'uso di energia nucleare è dato dallo smaltimento e stoccaggio delle scorie con pericoli di inquinamento idrico e del suolo.
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enrico | Fri, 18/07/2008 - 23:45
Si è deciso di fatto di riaprire il nucleare in Italia.
Non si può fare a meno di osservare che il decreto istituisce la definizione della Strategia energetica nazionale, ma che contemporaneamente delibera un provvedimento sulla riattivazione del nucleare a prescindere dalla Strategia energetica nazionale che deve ancora essere definita...
1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello
Sviluppo economico, definisce la «Strategia energetica nazionale», che
indica le priorità per il breve ed il lungo periodo e reca la
determinazione delle misure necessarie per conseguire, anche
attraverso meccanismi di mercato, i seguenti obiettivi:
a) diversificazione delle fonti di energia e delle aree geografiche di
approvvigionamento;
b) miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale
e sviluppo delle
infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo;
c) promozione delle fonti rinnovabili di energia e dell'efficienza energetica;
d) realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di
energia nucleare ;
e) incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e
partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica;
f) sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell'energia,
anche ai fini della
riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra;
g) garanzia di adeguati livelli di protezione sanitaria della
popolazione e dei lavoratori.
3. Anche al fine della realizzazione degli obiettivi di cui al comma 1
il Governo è autorizzato ad avviare la stipula, entro il 31 dicembre
2009, di uno o più Accordi con Stati membri dell'Unione Europea o
Paesi Terzi, per intraprendere il processo di sviluppo del settore
dell'energia nucleare,
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»simone_malacrida | Mon, 21/07/2008 - 11:19
Sempre dal report del MIT emergono 3 possibili soluzioni per limitare gli elevati costi dovuti alla costruzione e al mantenimento di una centrale nucleare (costi che inevitabilmente finirebbero nelle bollette degli utenti con il risultato di aumentarle)
- introdurre una "carbon tax" per la costruzione di centrali a gas, a carbone o a petrolio, giustificata dal fatto che l'utilizzo di queste fonti aumenta i gas serra presenti in atmosfera. Ciò dovrebbe rendere queste fonti meno attraenti dal punto di vista economico (i maggiori costi andrebbero comunque nelle bollette degli utenti)
- fare un'enorme immissione di fondi pubblici per la costruzione di centrali nucleari anche per contrastare periodi di recessione o stagnazione economica. In Europa, dovendo rispettare il vincolo del 3% di rapporto tra deficit e PIL, questi fondi non dovrebbero rientrare nelle spese sostenute a bilancio dallo stato.
- defiscalizzare completamente tutti i fondi che i privati metterebbero per la costruzione, l'avviamento e il funzionamento delle centrali nucleari. Ciò si può giustificare come se fossero dei contributi alla ricerca, visti gli impatti e le ricadute di tali investimenti in altri settori (esempio fisica nucleare)
Non è comunque affrontato un problema molto evidente: i tempi di costruzione. Difatti, mentre per una centrale a gas ci vogliono 2 anni dal momento dell'inizio della progettazione alla data di inizio produzione dell'energia, per una centrale nucleare di pari potenza gli anni lievitano a 5 o 6.
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»simone_malacrida | Sat, 07/06/2008 - 15:34
Intervista a Jeremy Rifkin sull'energia nucleare
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/ambiente/rifkin-idorgeno-italia/rifkin-energia/rifkin-energia.html
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»simone_malacrida | Wed, 04/06/2008 - 13:02
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»simone_malacrida | Thu, 20/03/2008 - 09:31
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»simone_malacrida | Fri, 22/02/2008 - 21:33
Leonardo Maugeri, direttore strategie dell'ENI nel suo nuovo libro "Con tutta l'energia possibile" (edito da Sperling&Kupfer) cita, tra l'altro, questi dati a riguardo dell'energia nucleare (anticipazioni fornite dal settimanale "L'Espresso" di oggi).
Secondo il MIT nel 2003 per costruire una centrale di 1000 MW occorrevano
- 2 mld di dollari se la centrale era nucleare
- 1.3 mld di dollari se la centrale era alimentata a carbone
- 0.5 mld di dollari se la centrale era alimentata a gas
Sempre secondo il MIT, il costo di 1 KWh era di
- 6.7 centesimi di dollaro per centrali nucleari
- 4.2 centesimi di dollaro per centrali a carbone
- 4.1 centesimi di dollaro per centrali a gas
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»simone_malacrida | Thu, 27/12/2007 - 23:26
Percentuale di produzione dell’energia nucleare (in % sulla quota mondiale)
Stati Uniti 29.6
Francia 16.4
Giappone 10.3
Germania 6.1
Russia 5.3
Corea del Sud 4.8
Canada 3.3
Ucraina 3.2
Regno Unito 2.9
Svezia 2.8
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