2050, per Rifkin l'anno dell'idrogeno
“Il passaggio all’idrogeno sarà la terza grande rivoluzione industriale dell’epoca moderna”. È quanto ha sostenuto l’economista americano, Jeremy Rifkin, autore del saggio “L’economia all’idrogeno”, al summit mondiale dell’ambiente a Milano. “La nostra generazione ha vissuto in un sistema basato completamente sul petrolio – ha spiegato Rifkin, che è anche presidente del Foet, la fondazione che analizza gli effetti economici, ambientali e culturali dell’introduzione di nuove tecnologie nell’economia globale – ma oggi ci troviamo di fronte a tre gravi problemi: il riscaldamento della Terra, l’esclusione dei paesi poveri dalle fonti di energia per I costi troppo elevati e il crescente intervento militare nel Medio Oriente.” A questo si aggiunga – ha detto Rifkin – che “secondo la maggior parte degli scienziati, l’apice dello sfruttamento del petrolio sarà raggiunto nel 2037, mentre altri ricercatori più pessimisti parlano del 2010-2020. In ogni caso non c`è differenza sostanziale: tra una ventina di anni, il prezzo del petrolio salirà alle stelle e i due terzi delle riserve si trovano nel Golfo Persico. Diventa chiaro quindi il significato del dispiegamento delle truppe Usa in quella regione.” Cosa fare allora? “Se non vogliamo rischiare di svegliarci un mattino e di accorgerci che ormai è troppo tardi per fare qualunque cosa – ha proseguito Rifkin - l’unica strada da percorrere e`quella dell’idrogeno. Solo con l’idrogeno saremo fuori dal ciclo dell’anidride carbonica.” “L’idrogeno non esiste in natura – ha precisato però Rifkin – quindi bisogna estrarlo. Se lo estraiamo dal gas naturale o dal carbone, produrremo ancora emissioni di anidride carbonica. Non ci resta quindi che ricavarlo dalle energie rinnovabili, come il fotovoltaico, l'eolico, le biomasse. E' costoso, ma non c'e' alternativa''. Rifkin ha quindi bocciato il piano energetico lanciato da Bush (“La mia impressione è che abbiano imboccato la scorciatoia,” ha detto l’economista) perchè punta sull’idrogeno “sporco”, ossia estratto da carbone e nucleare. Si è invece dichiarato fiducioso sulla capacità della Ue di farsi promotore dell’idrogeno pulito, ossia ricavato dalle fonti rinnovabili. “L’Unione Europea – ha detto Rifkin – sta andando nella giusta direzione: ha infatti approvato una direttiva che ha l’obiettivo di creare il 22% dell’’energia elettrica totale da fonti rinnovabili entro il 2010. Inoltre, sembra essere nelle intenzioni di Prodi quello di farsi promotore dell’idrogeno”. Per lanciare l’idrogeno come alternativa al petrolio restano però molti problemi tecnici da risolvere per non parlare dei costi che sono ancora altissimi. Ma Rifkin ha tagliato corto: “Ormai la strada è aperta: si pensi per esempio che il settore auto ha già investito 2 miliardi dollari. Si arriverà a un punto in cui da un lato le tecnologie per la produzione delle rinnovabili e per l’idrogeno saranno sempre meno costose, mentre dall’altro il prezzo del petrolio continuerà a crescere così come continueranno ad aumentare le spese militari”. Insomma, sarà più conveniente l’idrogeno del petrolio. A quando l’evento? “La rivoluzione sarà completa nel 2050,” ha concluso Rifkin.
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simone_malacrida | Tue, 08/04/2008 - 14:22
Enel inaugura prima centrale ad idrogeno
Oggi è stato inaugurato il cantiere per la costruzione di un’innovativa centrale a ciclo combinato alimentata a idrogeno. Il cantiere realizzerà una centrale della potenza di 12 MW, più 4 MW derivanti dall’uso nell’impianto a carbone esistente dei gas caldi prodotti dalla turbina alimentata a idrogeno, con un rendimento elettrico complessivo pari al 43%. Comporterà un investimento di 47 milioni di euro; l’entrata in esercizio è prevista per il 2009. Si tratta del primo impianto al mondo di questo tipo: sorgerà nell’area della centrale Enel “Andrea Palladio” di Fusina, adiacente al Petrolchimico di Porto Marghera (Venezia) dal quale riceverà l’idrogeno generato come by-product del ciclo produttivo
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»luca_lamagna | Wed, 23/01/2008 - 00:21
Mi piacerebbe capire a che punto si è spinta la ricerca che riguarda la problematica dello stoccaggio dell'idrogeno in vista di una applicazione "automobilistica" ad esempio.
"Il modo più comune per immagazzinare l'idrogeno (ed in effetti l'unico modo di farlo efficientemente) è quello di comprimerlo a circa 700 bar di pressione (~10,000 PSI). Molti pensano che l'energia necessaria per comprimere il gas sia uno dei problemi nodali irrisolvibili nell'idea di costituire un economia basata sull'idrogeno. Per esempio, se si stabilisse che tutto il mondo impiegasse l'idrogeno molecolare (H2) nelle automobili, una quantitativo massiccio di energia sarebbe necessario soltanto per comprimerlo ed immagazzinarlo. E dunque se quest'energia non venisse poi parzialmente ricuperata in qualche modo (p.es tramite "microturbine ad espansione di gas" per la produzione di energia elettrica da impiegare a bordo dell'auto), tutta l'energia necessaria per comprimere l'idrogeno sarebbe sprecata."
Il vero problema, per quanto ne so io, consiste nell'efficienza di stoccaggio, molto bassa ed attualmente ancora insufficiente a far decollare la tecnologia. So di molti FALSI ALLARMI lanciati da diversi gruppi di ricerca. Essi sostenevano di aver raggiunto in laboratorio le percentuali immagazzinate che sarebbero attualmente richieste dal mercato...i numeri da loro pubblicati non sono mai stati replicati con successo di fronte alle varie case automobilistiche interessate e che li hanno abbondantemente finanziati (es. BMW, Toyota)...
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»simone_malacrida | Wed, 26/12/2007 - 21:51
Nella precedente trattazione vi è anche una chiara visione geopolitica di come potrebbero trasformarsi i rapporti tra le varie nazioni a seguito di una nuova politica energetica basata sulle energie rinnovabili e sull'idrogeno.
Inoltre vi sono dei dati riguardanti i rapporti tra economia e ricerca e tra imprese e ricerca (sempre nel settore delle energie rinnovabili e dell'idrogeno) che potrebbero interessare gli altri due progetti attualmente presenti sul forum.
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»simone_malacrida | Thu, 20/12/2007 - 10:43
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»simone_malacrida | Thu, 20/12/2007 - 10:42
"Futuro all'idrogeno"
È l'unica alternativa a petrolio e gas naturale. Pulito e poco costoso, sarà l'artefice di una nuova rivoluzione industriale. E porterà molta più democrazia sulla Terra. L'ultimo libro dell'economista e filosofo americano
di Jeremy Rifkin
Togliete il petrolio ed altri combustibili-fossili dall'equazione umana e la civilità industriale moderna cesserà di esistere. Con i combustibili-fossili, scaldiamo case e uffici, facciamo funzionare fabbriche e mezzi di trasporto, con l'elettricità derivata da combustibili-fossili illuminiamo città e comunichiamo a distanza, con l'aiuto dei combustibili-fossili coltiviamo cibi, con materiali prodotti da combustibili-fossili costruiamo edifici, con farmaci derivati da combustibili-fossili curiamo le malattie. E, ancora, in contenitori e pacchetti di plastica fatta di combustibili-fossili conserviamo ciò che abbiamo in eccesso, con i petrolchimici produciamo abiti ed elettrodomestici. In pratica ogni aspetto dell'esistenza moderna è costituito, alimentato o influenzato dai combustibili-fossili.
Gli esperti dicono da tempo che ci restano a disposizione circa altri 40 anni di petrolio grezzo. Tuttavia alcuni dei maggiori geologi del mondo sostengono che la produzione globale di petrolio potrebbe raggiungere il picco massimo ed iniziare un rapido declino in tempi molto più brevi, si parla della fine di questo decennio, il che farebbe salire alle stelle i prezzi del greggio. I paesi produttori di petrolio non appartenenti all'Opec si stanno già avvicinando al picco della loro produzione, lasciando la maggior parte delle rimanenti riserve nell'area politicamente instabile del Medio Oriente. Con molta probabilità, le crescenti tensioni fra il mondo dell'Islam e l'Occidente minacceranno ulteriormente il nostro accesso al petrolio. Sicuramente gli aumenti di prezzo getteranno i paesi in via di sviluppo ancora più nel baratro, facendo aumentare il loro debito e vincolando gran parte del Terzo Mondo alla povertà per molti anni a venire. Per la disperazione gli Stati Uniti e altri paesi potrebbero convertirsi a carburanti-fossili più sporchi ed inquinanti . tipo il carbone, il catrame e l'olio pesante . che finirebbero solo col peggiorare l'effetto-serra globale mettendo a rischio i già assediati ecosistemi terrestri. L'imminente scarsità di petrolio rende vulnerabile la vita industriale che può così essere soggetta a massicce perturbazioni economiche e a possibili collassi finanziari.
Il combustibile eterno
Ma proprio mentre l'era dei combustibili-fossili è sulla via del tramonto, appare all'orizzonte un nuovo regime di energia le cui potenzialità sono in grado di rivoluzionare completamente la civiltà, apportando un cambiamento radicale. L'idrogeno è l'elemento più basilare e onnipresente dell'universo. È la materia di cui sono fatte le stelle e il nostro sole: se propriamente utilizzato, è un "combustibile eterno". Non finisce mai e quando brucia non produce dannose emissioni di Co2; i suoi unici sottoprodotti sono il calore e l'acqua pura. Siamo all'alba di una nuova economia, alimentata dall'idrogeno, che fondamentalmente cambierà la natura del nostro mercato, delle istituzioni politiche e sociali, proprio come fecero il carbone e la forza motrice del vapore all'inizio della Rivoluzione Industriale.
L'idrogeno si trova ovunque sulla Terra, nell'acqua, nei combustibili-fossili e in tutti gli esseri viventi. Tuttavia, in natura, raramente esiste come elemento libero e mobile. Al contrario, deve essere estratto da sorgenti naturali. Oggi, circa la metà dell'idrogeno prodotto nel mondo viene fatto derivare da gas naturali attraverso un procedimento di riconversione del vapore. Il gas naturale reagisce con il vapore in un convertitore catalitico. Il procedimento porta via gli atomi di idrogeno, lasciando come sottoprodotto biossido di carbonio, ovvero anidride carbonica. Anche il carbone può essere riconvertito per produrre idrogeno, attraverso un procedimento di gassificazione, ma è più costoso che usare il gas naturale. L'idrogeno può anche essere prodotto dal petrolio. Nonostante sia stato dimostrato che l'utilizzo del vapore per convertire il gas naturale è il metodo più economico per produrre idrogeno commerciale, il gas naturale rimane un idrocarburo che emette Co2 nel processo di conversione. Inoltre, è molto probabile che la produzione globale di gas naturale raggiunga il massimo livello fra il 2020 e il 2030, creando una seconda crisi energetica sulla scia di quella del petrolio.
Esiste comunque un altro modo per produrre idrogeno senza utilizzare combustibili fossili durante il procedimento. Le fonti di energia rinnovabili . fotovoltaica, eolica, idrica, geotermale e di biomassa . possono essere utilizzate per produrre elettricità. L'elettricità, a sua volta, può essere utilizzata in un procedimento chiamato elettrolisi tramite il quale si divide l'acqua in idrogeno ed ossigeno. L'idrogeno può essere quindi immagazzinato ed utilizzato, laddove necessario, in una cella combustibile per generare energia utile per la corrente elettrica, il calore e l'illuminazione. Ma c'è chi si domanda: perché generare elettricità due volte, prima per produrre elettricità per il processo di elettrolisi e poi ancora per produrre corrente, calore e luce attraverso una cella combustibile? La ragione è che l'elettricità non può essere immagazzinata. Così se il sole non splende, il vento non soffia, o l'acqua non scroscia, l'energia non può essere generata e l'attività economica si ferma. Con l'idrogeno si possono immagazzinare fonti di energia rinnovabili e si può assicurare alla società una fornitura crescente e continua di corrente elettrica.
In verità, il vero problema è quello dei costi. L'energia eolica, quella idrica e la biomassa sono già competitive dal punto di vista economico in molte parti del mondo e possono essere utilizzate per generare elettricità per il procedimento di elettrolisi. I costi dell'energia fotovoltaica e geotermale però sono ancora alti e dovranno abbassarsi considerevolmente per rendere competitivo il procedimento di riconversione del vapore nella produzione di idrogeno.
Condividere energia paritetica
Le celle combustibili commerciali alimentate a idrogeno sono state introdotte da poco nel mercato per uso domestico, d'ufficio o industriale. Le maggiori case automobilistiche hanno speso oltre due miliardi di dollari per sviluppare automobili, autobus e camion a idrogeno, e i primi veicoli di utilizzo di massa dovrebbero essere messi su strada nel giro di pochi anni.
L'economia a idrogeno rende possibile un'ampia ridistribuzione di corrente, con conseguenze di vasta portata per la società. Oggi, l'attuale flusso di energia, centralizzato, verticizzato dall'alto verso il basso, e controllato dalle società petrolifere e dalle aziende di servizio pubblico, sembra diventare obsoleto. Nella nuova era, ogni essere umano potrebbe diventare il produttore e il consumatore della propria energia . la cosidetta "produzione distribuita". Quando milioni di utenti finali collegheranno le loro celle combustibili a reti di energia a idrogeno locali, regionali, e nazionali (Hews - hydrogen energy webs), utilizzando gli stessi principi di progettazione e le stesse avanzate tecnologie che rendono possibile il World wide web, potranno cominciare a condividere energia . in modo paritario . creando una nuova forma decentralizzata di utilizzo energetico.
Nella nuova era di celle combustibili a idrogeno, persino la stessa automobile diverrà una "centrale termoelettrica su ruote" con una capacità elettrica di 20 kilowatt. Poiché in media un'automobile rimane parcheggiata circa per il 96 per cento del tempo, durante le ore di non utilizzo questa può essere collegata alla rete elettrica interattiva principale di casa o dell'ufficio, fornendo così alla rete elettricità di prima qualità. Il guadagno ricavato vendendo energia alle rete elettrica potrebbe aiutare a sostenere il costo dell'uso in concessione o dell'acquisto del veicolo. Se solo il 25 per cento degli automobilisti usasse i propri veicoli come centrali elettriche per vendere energia alle rete, le centrali elettriche del paese potrebbero essere eliminate del tutto.
Le compagnie elettriche si troveranno ad affrontare una nuova realtà: verranno alle prese con milioni di operatori locali che genereranno elettricità da celle combustibili al lavoro e che potranno produrre una maggiore quantità di corrente a costi più bassi di quanto possano fare oggi le centrali elettriche. Quando gli utenti finali diventeranno produttori della propria energia, l'unico ruolo che le centrali elettriche esistenti potranno ricoprire sarà quello di diventare "centrali elettriche virtuali" capaci di produrre e commercializzare celle combustibili, impacchettare servizi energetici e coordinare il flusso di energia attraverso le reti elettriche esistenti.
L'idrogeno può far terminare la dipendenza del mondo intero dalle importazioni di petrolio che diffondono e incentivano il pericoloso gioco di geopolitica cui partecipano militanti musulmani e paesi occidentali. L'idrogeno ridurrà drasticamente le emissioni di Co2 e mitigherà gli effetti del surriscaldamento globale. E poiché l'idrogeno è così abbondante ed esiste ovunque sulla Terra, ogni essere umano potrebbe "averne facoltà di produzione ed utilizzo". Ciò renderebbe il sistema energetico a idrogeno il primo vero regime energetico democratico della storia. La rete mondiale di energia a idrogeno è la prossima grande rivoluzione tecnologica, commerciale e sociale. Segue la scia dello sviluppo che ha avuto Internet negli anni '90 e, come quest'ultimo, porterà con sé una nuova rivoluzione culturale.
Che l'idrogeno diventi o meno "l'energia della gente" dipenderà in larga parte da come verrà utilizzato nei primi stadi di sviluppo. Come gli attivisti della "Rete" dell'ultimo decennio, una nuova generazione di attivisti dell'energia sta iniziando a sostenere che l'energia a idrogeno dovrebbe essere condivisa da tutti. Per far sì che questo accada le pubbliche istituzioni e le organizzazioni no-profit (governi locali, cooperative, società di sviluppo delle comunità, istituti di credito) dovranno buttarsi nella mischia all'inizio della nuova rivoluzione energetica e fare in modo che in ogni paese vengano istituite delle associazioni di produzione e distribuzione. Organizzandosi in maniera collettiva, gli utenti finali potranno dettare i termini con i fornitori commerciali delle celle combustibili per l'uso in concessione, l'acquisto o per qualunque altra forma di accordo.
Collegare l'intera umanità a reti di energia a idrogeno richiederà anche un'attiva partecipazione del settore privato. Le imprese commerciali svilupperanno e fabbricheranno i nuovi hardware e software della rivoluzione produttivo-distributiva e giocheranno un ruolo importante nella creazione di servizi energetici-pacchetto e nel coordinamento del flusso di energia attraverso la rete energetica a idrogeno. La creazione di una partnership appropriata fra interessi commerciali e non, sarà di vitale importanza per stabilire la legittimità, l'efficacia e l'attuabilità a lungo termine del nuovo regime energetico.
Conferire potere ai poveri
Anche se può sembrare incredibile, il 65 per cento della popolazione mondiale non ha mai effettuato una telefonata e un terzo dell'umanità non ha accesso alla corrente elettrica o a qualunque altra forma di energia commerciale. La disparità fra coloro che hanno la possibilità di usufruire di questi servizi e coloro che nemmeno li conoscono è piuttosto accentuata e minaccia di divenire ancora più pronunciata nei prossimi 50 anni con il probabile aumento della popolazione mondiale che salirà da 6,2 miliardi a 9 miliardi di persone. La maggior parte di questo incremento di popolazione avverrà nei paesi in via di sviluppo dove c'è un'alta concentrazione di povertà.
L'impossibilità di accesso alle fonti di energia, specialmente l'assenza di elettricità, rappresenta un fattore chiave della povertà che si perpetua in tutto il mondo. Al contrario, poter accedere all'energia significa avere maggiori opportunità economiche. In Sud Africa, ad esempio, per ogni 100 famiglie fornite di corrente elettrica, nascono da 10 a 20 nuove attività commerciali. L'elettricità libera il lavoro dell'uomo dai quotidiani obiettivi di sopravvivenza. Nei paesi poveri trovare legno o sterco sufficienti per cucinare e per scaldare un'abitazione è un'attività che può impegnare intere ore della giornata. L'elettricità fornisce energia per far funzionare gli attrezzi e gli utensili di una fattoria, per far operare piccole fabbriche e negozi di artigianato, per illuminare case, scuole e attività commerciali.
Oggi, nei paesi in via di sviluppo, l'uso pro capite di energia è solo 1/15 del consumo di cui godono gli Stati Uniti. Nel resto del mondo la media di uso pro capite di energia è solo di 1/5 rispetto al livello degli Stati Uniti.
Il passaggio a un regime energetico a idrogeno . utilizzando risorse e tecnologie rinnovabili per produrlo - e la creazione di reti di produzione e distribuzione in grado di collegare comunità in tutto il mondo, costituiscono l'unica soluzione per sollevare miliardi di persone dalla povertà. Restringere il divario fra coloro che hanno e coloro che non hanno significa per prima cosa restringere il divario fra coloro che usufruiscono di energia elettrica e coloro che a tutt'oggi non ne conoscono i benefici.
Giacché il prezzo delle celle combustibili e dei loro dispositivi continua a cadere a picco in seguito alle nuove innovazioni ed economie di scala, esse diventeranno in futuro molto più accessibili proprio come è successo per le radio a transistor, i computer e i telefonini cellulari. L'obiettivo dovrebbe essere quello di dotare i villaggi e e le comunità dei paesi in via di sviluppo con celle combustibili fisse. I villaggi possono installare tecnologie energetiche rinnovabili . fotovoltaica, eolica, biomassa . per produrre la propria energia elettrica utilizzandola poi per separare l'idrogeno dall'acqua, immagazzinarlo nelle celle combustibili per utilizzarlo in un secondo tempo. Nelle aree rurali, dove le linee elettriche commerciali dell'alta tensione non sono arrivate perché troppo costose, le celle combustibili indipendenti, che funzionano in modo autonomo, possono fornire energia in modo rapido ed economico. Dopo che un numero sufficiente di celle combustibili è stato dato in concessione, acquistato ed installato, le reti di mini-energia possono collegare le comunità urbane così come i villaggi rurali ai network energetici di diffusione. La rete mondiale di energia a idrogeno, può essere costruita in modo organico ed essere diffusa una volta che la produzione distribuita sarà più largamente utilizzata. Le celle combustibili a idrogeno più grandi hanno l'ulteriore vantaggio di produrre come sottoprodotto acqua potabile pura, un particolare di non poca importanza per le comunità che vivono in villaggi dove l'accesso all'acqua potabile è spesso un fattore critico.
Le associazioni di produzione e distribuzione devono essere istituite in tutti i paesi in via di sviluppo. Le organizzazioni della società civile, le cooperative laddove esistono, gli istituti di micro-credito, e i governi locali devono guardare alle reti energetiche di produzione e distribuzione come alla strategia essenziale per costruire comunità sostenibili e autosufficienti. Per rompere il ciclo di dipendenza e disperazione e "avere veramente potere", occorre poter accedere e controllare l'energia elettrica.
Se si vuole ottenere un supporto logistico e finanziario per la creazione di infrastrutture energetiche a idrogeno, si deve esercitare pressione sui governi nazionali e sugli istituti di credito mondiali. Ugualmente importante è l'approvazione di nuove leggi che rendano più facile l'adozione di una produzione distribuita. Alle società pubbliche e private dovrà essere richiesto di garantire l'accesso degli operatori di produzione distribuita alle reti energetiche, il diritto di rivendere tale energia o di commercializzarla per altri servizi.
L'era dei combustibili-fossili ha portato con sé infrastrutture a energia altamente centralizzata nonché sistemi economici ad esse correlati per il vantaggio di pochi invece che di molti. Ora, all'apice dell'era dell'idrogeno, è possibile immaginare infrastrutture a energia decentralizzata; un tipo di infrastrutture che potrebbe dare supporto ad una democratizzazione dell'energia che permetta ai singoli individui, alle comunità e ad intere azioni di rivendicare la loro indipendenza, e al contempo di accettare tutte le responsabilità della propria interdipendenza.
Nei primi anni '90, agli albori dell'era di Internet, la domanda di "accesso universale" alle informazioni e alle comunicazioni diventò il motto di un'intera generazione di attivisti, consumatori, cittadini e figure pubbliche. Oggi, mentre iniziamo il nostro viaggio verso l'era dell'idrogeno, la domanda di accesso universale all'energia dovrà inspirare una nuova generazione di attivisti che aiutino a porre le basi per costruire comunità sostenibili.
Se tutti gli individui e le comunità del mondo producessero la propria energia, il risultato sarebbe un radicale cambiamento nella configurazione del potere che non sarebbe più dall'alto verso il basso, ma dal basso verso l'alto. Le popolazioni locali saranno meno soggette al volere di distanti centri di potere. Le comunità saranno in grado di produrre molti dei loro beni e dei loro servizi, esse potranno insomma consumare i frutti del proprio lavoro a livello locale. Ma, poiché saranno anche collegate attraverso reti energetiche e di comunicazione mondiali, saranno in grado di condividere con altre comunità del pianeta le loro singolari capacità commerciali, i loro prodotti e servizi. Questo tipo di economia autosufficiente diventa il punto di inizio di un'interdipendenza commerciale globale, una realtà economica molto diversa da quella utilizzata nei passati regimi coloniali durante i quali le popolazioni locali venivano asservite e fatte dipendere con la forza da poteri a loro estranei.
Ridistribuendo il potere fra tutti in modo equo, è possibile stabilire le condizioni per una suddivisione più vera e più giusta dei beni terrestri. Questa è l'essenza della politica di riglobalizzazione dal basso verso l'alto.
Siamo in vista di un'economia a idrogeno. Quanto ci impiegheremo a raggiungerla dipenderà solo da noi, da quanto riusciremo a disabituarci dal petrolio e da altri combustibili-fossili. Cosa stiamo aspettando?
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