Proposte dal convegno "Scienza è cultura"

Durante il convegno “Scienza è cultura” tenuto a Roma il 5 marzo 2008 presso la sede del CNR e moderato da Piero Angela, sono state espresse alcune posizioni di riguardo in merito al sistema scolastico, all’insegnamento delle materie scientifiche e al collegamento con la crescita economia dell’Italia. Tali posizioni sono state raccolte da un articolo del Sole24Ore del giorno 6 marzo e di seguito riassumibili  Romano Prodi – Presidente del Consiglio- La scienza e la formazione scientifica diffusa sono un bene pubblico, una necessità in un paese moderno. Se manca questa cultura, difficilmente possiamo reggere il confronto internazionale.- La separazione tra cultura umanistica e cultura scientifica ha prodotto disastri, occorre una ricomposizione- La ragione dei cattivi risultati ottenuti dalla rilevazioni Ocse-Pisa sono da attribuire a squilibri territoriali, tra diversi indirizzi di studio e mancanza di una cultura scientifica di massa.- Occorre un piano pluriennale di risorse per la didattica sperimentale, con infrastrutture e laboratori.  Luigi Berlinguer – Presidente del Gruppo di lavoro interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica ed ex ministro della Pubblica Istruzione- La crisi della cultura scientifica dipende da come la scienza viene insegnata- In Italia vi sono 70 mila ricercatori, in Spagna 100 mila, in Francia 200 mila, in Germanio 270 mila.- Numero di laureati in scienze e ingegneria è massimo in Usa, Giappone, Canada e Francia, mentre l’Italia è l’ultima dei paesi G7.- In Italia, la scienza è ancora insegnata come solo teoria sui libri e poco in laboratorio.  Gianfelice Rocca – Imprenditore e Vicepresidente di Confindustria con delega all’Education- L’emergenza tecnico-scientifica riguarda il nostro sistema economico e incide sullo sviluppo del paese. Ci vuole una riforma globale condivisa per attuare una rivoluzione scientifica e culturale.- Fino agli anni 90, Usa e Europa erano l’asse portante della ricerca. Oggi la Cina aumenta i propri investimenti in ricerca del 20% all’anno.- Mentre in Occidente gli studenti di materie scientifiche sono calati negli ultimi 10 anni, in Cina questo numero è passato da 2 a 6 milioni in 10 anni. Nei prossimi 10 anni, il 90% di chimici, fisici e ingegneri sarà asiatico e lavorerà in Asia- Se l’Italia adeguasse entro il 2020 i livelli di apprendimento di scienze, matematica e inglese agli standard degli altri paesi avanzati, il PIL potrebbe aumentare del 15% grazie al miglioramento della produttività- E’ indispensabile migliorare la qualità dell’insegnamento e introdurre criteri meritocratici nel sistema scolastico e universitario.


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Submitted by simone_malacrida on Thu, 06/03/2008 - 22:09.

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