Formazione che crea Innovazione e Sviluppo

L’Università oggi offre una conoscenza adeguata alle necessità della Ricerca pubblica e privata che crea Innovazione e Sviluppo? A seguito della riforma dell’Università (DM 509/99), attuata a partire dal 2001, l’Università italiana produce un maggior numero di Laureati allineandosi così ai dettami del processo di Bologna, mirante ad armonizzare la formazione universitaria a livello europeo. Tale processo si collega poi a quello di Lisbona che ha come obbiettivo quello di creare in Europa una Società della Conoscenza diffusa (estesa ed omogenea) per dare al vecchio continente forza e competitività attraverso l’Innovazione e lo Sviluppo nei confronti delle economie asiatiche emergenti. La situazione italiana pre-riforma era caratterizzata da un basso numero di laureati rispetto all’Europa, inserimento ritardato dei laureati sul Mercato del Lavoro interno, difficoltà di collocamento e conseguente fuga crescente di ‘cervelli’ verso l’estero. La  riforma dell’Università modificò il percorso accademico secondo il cosiddetto sistema del 3+2, ovvero separando il percorso universitario in due cicli (Laurea e Laurea Specialistica) e permettendo agli studenti di ottenere la Laurea già dopo tre anni e di entrare prima nel mondo del lavoro.  Se il numero dei Laureati è effettivamente aumentato, l’analisi dei risultati e delle statistiche legate agli effetti di questa riforma sembra indicare che essa abbia avuto pesanti conseguenze sul livello formativo fornito dall’Università Italiana. La Laurea triennale infatti prevede lo stesso numero di esami della Laurea precedente, dimezzando il numero di ore dedicate ad ogni corso. Già solo questo fatto può far presagire il degrado. A detta di insegnanti, studenti e datori di lavoro, il livello medio di preparazione è oggi decisamente inferiore rispetto al vecchio ordinamento e la conoscenza è prevalentemente nozionistica, mentre il percorso formativo non comporta più una crescita di metodo e una comprensione autentica. La riforma del 3+2 ha fatto sì che la Laurea oggi è un pezzo di carta che tutti, a prescindere dalle proprie reali capacità, possono ottenere. Il sistema precedente aveva tante pecche, ma garantiva il valore della Laurea a chi la otteneva e alla Società (inclusa l’Impresa). A quali esigenze di Mercato corrisponde questo livello intellettuale? A quale visione della Società corrisponde questo impoverimento? Inoltre, se tale riforma si proponeva di creare dei Laureati che potessero entrare prima nel mondo del lavoro, le statistiche più recenti (vedi l’indagine ‘Condizione Occupazionale dei Laureati’ di Andrea Cammelli sul sito di Alma Laurea) dicono che circa il 70% degli studenti sceglie di continuare dopo i primi tre anni e di fare anche la Laurea Specialistica. Questo può essere attribuito a due fattori: l’incompletezza formativa dei primi tre anni e la difficoltà di trovare un lavoro adeguato dopo il primo ciclo (le aziende hanno sempre preferito pagare meno un diplomato che assumere un laureato, oggi per giunta di scarse capacità e scarse conoscenze). Così l’Università da parcheggio ‘elitario’ di persone che hanno fatto fatica ad ottenere una Laurea di valore, si è trasformata in un parcheggio di massa dove gli studenti restano e non sanno o capiscono che così facendo le prospettive lavorative non aumentano. Tutto questo a beneficio di chi? Non certo della Società o del Mercato del Lavoro.L’Università ha come scopo quello di offrire percorsi di alta formazione. In una Società giusta e democratica, tali percorsi sono accessibili a tutti a prescindere dalle possibilità economiche e dall’origine sociale. Ma, se tutti hanno e devono avere garantite le stesse opportunità, non tutti hanno le stesse capacità. Il sistema attuale abbassa la soglia delle risorse intellettuali necessarie a perseguire la Laurea e come tale appiattisce il livello intellettuale generale ed impedisce la naturale differenziazione della Società basata sulle aspirazioni e capacità personali, e concrete opportunità. Ma quali sono i potenziali effetti di questa riforma sull’inserimento nel mondo del lavoro e sulla capacità del nostro Paese di reggere la competitività a livello globale?Il gran numero di Laureati farà sì che il mercato si saturi ulteriormente e il laureato medio dovrà accontentarsi di lavori mal pagati e saltuari (la colf laureata è ormai d’obbligo), oppure fuggire all’estero dove però la sua Laurea non avrà più il vantaggio competitivo di un tempo (esclusivamente associato al profondo bagaglio teorico-conoscitivo fornito dal percorso pre-riforma). La Laurea quindi non rappresenterà più un mezzo di riscatto sociale per le persone di estrazione popolare o piccolo-borghese. Inoltre, come in passato, ma in maniera ancor più marcata, potrà ottenere una preparazione culturale superiore ed intraprendere carriere di prestigio solo chi per ricchezze personali potrà seguire corsi di alta formazione presso Istituti riconosciuti, ovvero collocati nelle prime posizioni delle graduatorie nazionali ed internazionali, in Italia o all’Estero. Quindi possiamo dire che il sistema post-riforma produrrà in prospettiva una separazione ancora più netta tra le classi povere e quelle abbienti e permetterà solo alle classi sociali benestanti di governare il nostro Paese. Le reali possibilità dell’Europa di competere con l’aggressività economica dei Paesi Asiatici creando un Società della Conoscenza fondata su queste basi sono, a mio giudizio, molto esigue.   La conoscenza che potrebbe rendere l’Europa centro produttivo di Innovazione in tutti i settori è quella che verrà dai centri di ricerca efficenti e avanzati e dal coraggio di investire nella ricerca e sviluppo e su progetti strategici. Il maggior avanzamento si registrerà laddove ricercatori di alta formazione e diversa specializzazione (chimici, fisici, ingegneri) collaboreranno. La multidisciplinarietà sarà, ancor più che in passato, il segreto per l’Innovazione radicale nei settori più svariati. L’attitudine e la capacità di confrontarsi con persone di formazione diversa non si creano in tre anni di formazione nozionistica. L’unico modo per produrre Ricerca che crea Innovazione e Sviluppo sarà allora quello di arruolare studiosi e ricercatori stranieri. Ma potrà l’Italia esercitare potere attrattivo nei confronti delle menti straniere quando i nostri cervelli stanno fuggendo? Il coordinatore del GdS Ricerca-ImpresaDott. Ing. Cristina Bertonicristina.bertoni@associazionericerca.it


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Submitted by cristinabertoni on Thu, 17/01/2008 - 15:53.

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