Networking for professionals and researchers in institutional relations

Non vi sono nel nostro Paese associazioni che abbiano dimostrato di poter rappresentare a pieno titolo, in modo democratico e con la dovuta trasparenza il mondo di chi per ragioni professionali, scientifiche o umanitarie si occupa della rappresentanza dei gruppi di interesse economici e sociali.

Vi è la tendenza delle principali società ed agenzie alla autoreferenzialità, riconoscendo collegamenti e confronti solo con chi è passato dal vaglio di alcuni "ambienti" o dei percorsi formativi da esse gestiti.

Per definizione quella del lobbista è professione complessa che presenta molti aspetti legati alla pratica (anche locale) e complessità teoriche che non si possono risolvere soltanto attraverso un corso formativo anche se di alto livello.

Il mondo moderno propone come modello elettivo quello delle “reti”, così pure nei processi di formulazione delle politiche pubbliche sono le reti composte da diversi soggetti, distinti per le diverse dimensioni, struttura e competenze ad intervenire in modo determinate.

Se vi è questa consapevolezza è inevitabile quindi rivolgere a quanti si occupano di queste tematiche l’invito a collegarsi svolgendo azione libera di networking per il confronto sulle prassi, ma ancor di più sui problemi non ancora risolti che toccano lo statuto professionale del lobbista italiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Submitted by mbr on Fri, 08/08/2008 - 14:22.

enrico | Mon, 01/09/2008 - 11:36

Il punto forse non è tanto che una Associazione rappresenti o meno il mondo di chi si occupa della rappresentanza dei gruppi di interesse, quanto piuttosto che sia in grado di elaborare pensiero autonomo e obiettivo. L'unica logica ammissibile è quella dell'interesse comune verso la cosa pubblica; che poi questo si realizzi migliorando le condizioni economiche o di posizione di un gruppo piuttosto che di un altro è una questione accidentale e che dipende dalla situazione pregressa. L'elaborazione delle idee richiede visione, condivisione, oggettività e capacità di fare rinuncie all'occorrenza. Il dialogo quindi deve quindi dipendere dalla capacità di condivisione, e deve avvenire  sia internamente all'Associazione, sia tra i vari soggetti (il network) esclusivamente in base al contenuto delle affermazioni che ciascuno porta alla collettività, senza altre preclusioni di sorta.


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