Bologna, 9 Agosto 2008 - I dati sul PIL a crescita zero non devono sorprendere, poiché sono il frutto della riduzione dell'investimento in ricerca e sviluppo avvenuto negli ultimi 10 anni sotto i Governi di centrosinistra e di centrodestra. Non si tratta di un problema congiunturale dipedente dall'economia globale, ma di un trend strutturale che dura da 15 anni e che solo investimenti strategici adeguati in progetti di ricerca e nel capitale umano potranno invertire nei prossimi anni. Per la ripresa c'e' bisogno di andare oltre agli incentivi ai consumi e all'aumento di potere di accquisto dei salari, ovvero l'investimento in Conoscenza e in Ricerca. Questo percorso è stato tracciato dall'Agenda di Lisbona dell'Unione Europea nel 2000 ed è stato ampiamente disatteso dall'Italia. Non è possibile rinviare ulteriormente l'adozione di misure adeguate, come il reclutamento di giovani ricercatori nelle Università e negli Enti di Ricerca, e forti incentivi fiscali e semplificazioni normative che spingano le aziende ad investire in innovazione e in ricerca. L'Italia deve triplicare l'investimento in Ricerca per non fallire l'obiettivo del 3% sul PIL in Ricerca, le misure marginali non servono, e solo un ordinamento adeguato può consentire al settore pubblico e a quello privato di fare la loro parte.