Milano - 5 Settembre 2008 - Il nuovo libro "Meritocrazia" di Roger Abravanel ha tre pregi fondamentali: chiarisce la struttura di un tema importante che riguarda il progresso dell’Italia, analizza in modo equilibrato la questione ed offre un approccio positivo e concreto nel proporre soluzioni.
Il primo merito del testo è la chiara definizione del problema. Infatti, dietro molte delle “emergenze” che colpiscono il nostro Paese, come il ridotto peso economico-politico delle giovani generazioni e le inefficienze esistenti in molti settori della vita pubblica, c’è una causa fondamentale: la cronica carenza di meritocrazia. Tale fenomeno non riguarda unicamente la pubblica amministrazione, ma va a toccare molti altri corpi sociali come le università, gli ordini professionali e numerose imprese. L’effetto principale della scarsa valorizzazione dei talenti è il riprodursi di un modello sociale ineguale e ingiusto, in cui è molto basso il livello di mobilità sociale ed è ridotta la possibilità di cambiare la propria condizione tramite l’impegno nello studio e nel lavoro. Inoltre, dato che l’economia mondiale è sempre più fondata sulla conoscenza e sull’innovazione, la carenza di meritocrazia nelle imprese e nella vita pubblica ha degli effetti catastrofici sulle possibilità competitive del nostro paese.
L’autore non si limita alla pars destruens, la descrizione del “mal di merito” che colpisce la società italiana, ma cerca di definire e problematizzare il concetto di meritocrazia analizzandone la nascita e lo sviluppo. Sono inoltre esplorati alcuni casi studio di “fabbriche dell’eccellenza”, come le università della Ivy League negli Stati Uniti o l’ École Nationale d'Administration francese, per cercare di comprenderne i meccanismi di funzionamento fondamentali. Una parte importante del testo, che riesce a sganciarsi dalla retorica pessimista di molta saggistica attuale, espone anche alcuni “semi del merito” esistenti in Italia: si pensi alla Scuola Normale di Pisa, al gruppo dei “Ciampi e Draghi Boys” che hanno interagito con il Ministero dell’Economia, o ad alcune esperienze innovative di miglioramento dell’efficienza nel Tribunale di Torino. E’ infatti importante poter identificare anche ciò che funziona, in modo da estendere a tutti gli attori di riferimento i benefici dei sistemi organizzativi che sono stati particolarmente giusti, efficienti ed efficaci nel definire e nel realizzare i loro obiettivi.
Il secondo pregio del testo di Abravanel è quello di analizzare entrambi i lati dell’equazione della meritocrazia. In primis il lato della concorrenza, intesa come meccanismo di riconoscimento e valorizzazione dei talenti: fare in modo che il merito – in ogni campo di attività – sia individuato e remunerato in modo proporzionale, conferendo più risorse alle strutture e agli individui che operano con maggiore efficacia. L’altro lato dell’equazione della meritocrazia è quello delle pari opportunità: non ci può essere una competizione giusta se non ci sono condizioni minime ed eguali per tutti nell’accesso all’istruzione e alle carriere. Eventuali diseguaglianze sostanziali devono essere riparate. Per esempio, nell’ambito universitario, potrebbe essere studiato un programma nazionale di borse di studio per ragazzi/e meritevoli che non hanno la possibilità di pagare i costi di iscrizione, di frequenza e di alloggio in città diverse da quella di origine.
Il terzo fattore che rende “Meritocrazia” una lettura importante è la chiara esposizione di soluzioni concrete basate su esempi storici di efficacia, strutturando il discorso in quattro proposte fondamentali. La prima è la costituzione di una “delivery unit”, costruita sul modello sviluppato da Tony Blair e Michael Barber, vale a dire di una unità di intervento per l’implementazione di riforme nella pubblica amministrazione. Lo scopo di questa task force, formata da un numero ristretto di giovani selezionati rigidamente, è quello di migliorare rapidamente l’efficacia e l’efficienza di alcuni processi molto concreti, ad esempio il tempo di attesa per una TAC nell’ambito del sistema sanitario nazionale. Inoltre, la modalità di selezione del personale della delivery unit fornirebbe un segnale all’intero sistema della p.a.: potrà raggiungere ruoli chiave solo chi raggiunge elevati livelli di competenza, è capace di risolvere i problemi complessi legati alla tutela dell’interesse pubblico e riesce a realizzare miglioramenti significativi nel proprio ambito di lavoro, modificando metodi e regole operative. La seconda proposta è l’adozione di test standardizzati su base nazionale, simili al SAT americano, al fine di avere un elemento oggettivo ed indipendente nella valutazione degli studenti e delle scuole. Questo strumento, anche se presenta molti limiti e non è esente da critiche, permetterebbe avere un importante elemento informativo nel capire quali istituzioni scolastiche stanno migliorando o peggiorando la propria performance nel fornire delle competenze di base ai propri allievi. Inoltre permetterebbe alle università, insieme ad altri criteri come interviste, voti scolastici, prove di ingresso, etc., di avere un elemento di valutazione dei candidati che sia meno soggetto a distorsioni di natura soggettiva. La terza iniziativa da realizzare è la formazione di un’Authority per l’economia con l’obiettivo di deregolamentare in modo credibile, indipendente e trasparente alcuni settori, in particolare nell’ambito dei servizi locali e delle professioni. Lo scopo di questa struttura è evidente: se non ci sono le condizioni di base per una concorrenza effettiva, in cui le regole sono rispettate da tutti e non ci sono asimmetrie arbitrarie di potere, non si può costruire un discorso di natura meritocratica. L’ultima proposta riguarda la condizione femminile che, come è noto, è fortemente discriminata nell’accesso alle carriere dirigenziali. In questo caso Abravanel propone alcuni strumenti, come un sistema di affermative action per l’accesso ai consigli di amministrazione, che possano sbloccare alcune rigidità del sistema attuale e che permettano di attingere al grande bacino di talenti inespressi che esiste nell’ambito del lavoro delle donne.
Si può non essere d’accordo con alcuni degli esempi citati dall’autore, o con alcune delle proposte da lui presentate. Nonostante ciò bisogna riconoscere che il libro di Roger Abravanel è un passo importante per l’inquadramento di un problema significativo ed urgente, specialmente per quanto riguarda le giovani generazioni ed il loro futuro. E’ fondamentale promuovere un dibattito riguardo modalità, tempi e strumenti della meritocrazia: la situazione italiana è completamente sbilanciata nel senso opposto, mancano le condizioni di base nell’eguaglianza di opportunità ed il talento viene ignorato sistematicamente. La meritocrazia non è uno slogan, è un tema molto concreto che tocca la vita di tutti e che va affrontato con decisione ed intelligenza.
Raffaele Mauro (Responsabile Economia&Ricerca AIR)
“Meritocrazia - Quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto”, di Roger Abravanel, Garzanti, 2008. Prefazione di Francesco Giavazzi