Più Ricerca per combattere la recessione

Milano, 24 Ottobre 2008 - L'attuale crisi finanziaria mondiale che sta coinvolgendo gli istituti di credito, i fondi di investimento privato e le case di affari, si sta propagando all'economia reale, alle imprese e al consumo delle famiglie facendo prevedere, per il 2009, un intero anno di recessione globale.

 Se da un lato è legittimo e doveroso che i singoli stati nazionali e le banche centrali sostengano gli istituti finanziari in difficoltà tramite iniezioni di liquidità e di soldi pubblici, dall'altro non si può non notare che le inefficienze e i danni provocati da un certo tipo di finanza saranno ripianati tramite un aumento del debito pubblico di ogni nazione. In passato vi sono state parecchie soluzioni adottate per sconfiggere le varie fasi recessive, dai semplici incentivi fiscali alle imprese, alle nazionalizzazioni forzate fino ad una forte spinta al protezionismo.

Ognuna di queste soluzioni ha plasmato la successiva fase di espansione economica, dando un'impronta determinante alla società che si andava formando e portando anche a conseguenze inaspettate e non desiderate.

Le attuali disposizioni emanate dai continui vertici internazionali e dai piani di salvataggio locali non sembrano aver portato tranquillità nel sistema economico mondiale; da molte parti si sottolinea come queste posizioni non siano da considerarsi definitive vista la continua evoluzione della crisi e la sua entità non ancora del tutto nota. Inoltre sono sempre maggiori le voci di chi pensa che non sia un problema di quantità di fondi da stanziare, ma la questione potrebbe risiedere nel dare risposte nuove invece di soluzioni elaborate con idee attempate e nel pianificare ciò in un contesto economico diverso dall'attuale.

Avendo, in questo periodo, la possibilità di plasmare la società umana del futuro tramite ambiziosi progetti a lunga scadenza, non avrebbe forse senso fornire gli strumenti finanziari e sociali per fondare un'economia basata sulla conoscenza e sul cambio di paradigma dei consumi a livello sostenibile? L'Associazione Italiana per la Ricerca considera che la soluzione primaria per allontanarsi da questa fase recessiva sia puntare decisamente sugli investimenti in ricerca, formazione e sviluppo della conoscenza anche a costo di un momentaneo aumento del debito statale. In effetti, un deficit fiscale dovuto ad uno stanziamento di fondi per la ricerca è facilmente assorbibile negli anni successivi dato il circolo virtuoso di reale crescita economica diffusa che un tale investimento mette in gioco.

Se ciò è vero a livello mondiale, lo è ancora di più in Italia dove i fondi statali stanziati per questa crisi finanziaria dovrebbero essere di molto inferiori a livello percentuale rispetto a quelli degli altri paesi europei. Inoltre, con una scelta in questa direzione, si potrebbe fin da subito eliminare l'enorme differenza che sussiste tra l'Italia e il resto d'Europa in termini di investimenti in ricerca. Questa recessione potrebbe rivelarsi un'enorme opportunità per il nostro paese, forse l'ultimo treno per agganciare la nuova società del Ventunesimo Secolo basata sulla conoscenza del "capitale umano". Dobbiamo però esserne convinti tutti, dalla politica nazionale a quella locale, dai sindacati alle industrie, dalle università ai mass media, e muoverci di conseguenza con azioni corrispondenti.

SImone Malacrida, Vice Presidente Associazione Italiana per la Ricerca



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