Martedi 4 Novembre, alle 15:30-17:15, presso il Festival della Scienza (Biblioteca Berio - Sala dei Chierici) si tiene la Conversazione "La diversita' del salario dei ricercatori in Italia e all'Estero". Sono ospiti di AIR Aldo Di Biagio, Deputato per il PdL, membro XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato, Imprenditore in campo dei trasporti ed in campo bio-energetico, Paolo Saracco, gia' Segretario Nazionale FLC-CGIL, Ricercatore in Fisica, Sohail Luka, Policy Officer della Commissione Europea. Modera Emil Abirashid, firma del Sole24Ore e IT Magazine.
Fare ricerca non è mai stato il mestiere più redditizio del mondo, ma in Italia la situazione salariale di chi lavora in questo settore è tra le peggiori d’Europa: lo stipendio d’ingresso per un ricercatore italiano è di poco più di 1000 euro al mese, mentre in Francia si superano i 2000, esattamente il doppio. La disparità resta evidente anche per chi usufruisce di un assegno di ricerca: un post-doc italiano guadagna da 1200 ai 1500 euro, mentre in Olanda lo stesso tipo di finanziamento è ben più consistente, arrivando a 2200 euro mensili. Partendo da questi dati, l’Associazione Italiana per la Ricerca organizza una tavola rotonda durante la quale economisti, esperti del mercato del lavoro e rappresentanti del mondo accademico cercano di capire perché nel nostro paese la ricerca non viene considerata un fattore fondamentale per lo sviluppo economico e perché lo Stato italiano, a differenza di quasi tutte le altre nazioni europee, non investe sulla formazione di eccellenza. I relatori sono poi chiamati a presentare proposte concrete, anche di intervento legislativo, per portare la retribuzione dei ricercatori italiani allo stesso livello del resto d’Europa.
AIR Pubblica la trascrizione integrale della discussione
E. Prati (Segretario AIR)
Ringrazia i relatori convenuti e dà la parola al Presidente del Festival della Scienza.
Manuela Arata (Presidente Festival della Scienza)
Saluta i relatori e il pubblico; avvia i lavori rammentando la distinzione tra impresa e finanza: porta come esempio l'artigianato Veneto divenuto industria che oggi investe nella ricerca, mentre si osserva dalla crisi delle speculazioni che l'investimento in borsa non ha reso. L’idea che propone è di lanciare il mecenatismo verso la ricerca come in USA. In passato l'Italia ha costruito il più grande patrimonio architettonico del mondo con il mecenatismo: auspica che sia di nuovo così, ad esempio mediante posti da ricercatore pagati con i soldi del donatore. Inoltre una donazione che istituisce un posto da ricercatore e fissa le regole garantirebbe una selezione controllata che spezza un sistema di potere. Il messaggio quindi è quello di incentivare il mecenatismo.
Lancia quindi lo slogan: “Le donazioni garantiscono il paradiso; una donazione alla ricerca non solo garantisce il paradiso, ma… un pò più in là.”
Emil Abirascid (Giornalista, Moderatore)
Il passaggio dalla ricerca di base a quella applicata deve garantire un aumento della qualità della vita. Prima di iniziare a calarci nel quadro Italiano, sentiremo il Dott. Sohail Luka dalla Commissione Europea. Parliamo intanto di circolazione piuttosto che di fuga.
Sohail Luka (European Commission Research DG)
Ringrazia gli organizzatori. Propone di abolire il concetto di fuga dei cervelli, ma di parlare di circolazione. Se si vuole competere con Giappone e USA, bisogna abolire le barriere alla mobilità. Ciò consentirebbe di competere con gli Stati Uniti.
Inoltre la collaborazione potrebbe portare a competitività. Non solo è una buona cosa andare all'estero circolando in Europa, ma anche fuori dall'Europa. Se si creasse un network anche fuori dall'Europa, si costruirebbe una struttura di “agents” a prescindere dal fatto che rientrino o meno. Avere “emissari” può avere la stessa valenza che avere persone che rientrano.
Questo naturalmente se c'è una ricaduta utile per l'Europa. Portando all'estremo la circolazione dei cervelli, un ricercatore europeo che va in Cina, costituisce per l’Europa avere occhi e orecchie in Cina.
Emil Abirascid (Moderatore)
I ricercatori hanno non solo il diritto ma anche il dovere di andare a lavorare dove ci sono le migliori condizioni. Però bisogna anche fare in modo che da fuori vengano da noi; e non c'è attrattiva qui in Italia.
Consideriamo questi due modelli: il modello indiano è tale per cui per assumere un loro ingegnere, l'azienda lascia una cauzione di 30.000 Euro; se non rientra l'investimento viene usato per formare nuove persone. Si consideri che gli unici edifici in cemento sono le scuole di ingegneria.
Inoltre c'è il modello delle startup: ma chi rientra dovrebbe poter fare una startup qui, non nella Silicon Valley.
Runa Casaretti (Avvocato, PdL)
A nome dell'On. Di Biagio – purtroppo assente a causa della convocazione del gruppo in Parlamento, ricorda che l’interesse della maggioranza è di intervenire in maniera mirata, con progetti con una relazione concreta con la realtà contingente, senza discostarsi dalla ricerca di base, e senza una eccessiva diversificazione che comporterebbe il rischio di dispersività.
Per quanto riguarda la dignità professionale di chi inizia la carriera del ricercatore (la differenza è ancora piu netta nell'accesso più che nel lungo periodo) si può intervenire con deduzioni a livello fiscale, facendo sì che le spese all'autoformazione possano essere ammortizzate , e con regole fiscali che rendano più dignitoso e congruo il salario rispetto all'attività che svolge.
L'altro punto sottolineato è di svincolare la carriera del ricercatore dal fattore temporale [per ciò che riguarda la progressione, NdR]. La qualità infatti deve essere il criterio per l'avanzamento. Per quanto riguarda gli investimenti: i finanziamenti non possono essere tanti, e occorre valutare l'operato virtuoso e favorire chi eccelle. Si dovrà valutare chi merita e chi non merita. Uno dei nodi è quello di integrare la ricerca privata con quella pubblica. La maggioranza vuole valutare la professionalità e migliorare nei tempi possibili il tenore salariale. L'auspicio e l'impegno sono questi, ma resta aperta a valutare gli spunti e la conoscenza degli interlocutori. Si vuole considerare nel concreto nel prossimo futuro tutto ciò che è possibile fare.
Emil Abirascid (Moderatore)
Questi progetti potrebbero anche funzionare: quali sono gli ostacoli maggiori, e in quale misura di tempi vi aspettate un ritorno?
Runa Casaretti (Avvocato, PdL)
I primi risultati si potrebbero già ottenere in due o tre anni. Alla luce di questa situazione si può fare una valutazione della qualità nei tempi necessari. Quindi i primi risultati in 2 anni. Tra i problemi e gli ostacoli, l'impopolarità di scegliere settori mirati a discapito di altri. Tuttavia quando c'è il pluralismo ognuno può dire la sua.
Emil Abirascid (Moderatore)
L'approccio della selezione è giusto: bisogna però vedere i criteri. Questo è critico.
Runa Casaretti (Avvocato, PdL)
Queste sono anche le direttive da parte di chi cerca una soluzione. Approfondendo il tema ci sarà chi determinerà i criteri con organismi deputati a farlo.
Paolo Saracco (già Segretario CGIL-FLC)
Il problema forse in questo momento non è solo quello del salario ma anche quello di non perdere due generazioni di ricercatori. 25 anni fa quando uno si laureava, dopo 7 anni veniva assunto. Il problema non è solo che i 7 anni sono diventati 9, ma che ora a inizio carriera non si vede più la luce in fondo al tunnel.
I nuovi provvedimenti hanno fatto sì che alcune migliaia di ricercatori andranno a casa.
Il problema è che non si può andare sotto al livello di sussistenza. Se è vero che il CNR ha metà del bilancio reperito con contratti esterni, è altrettanto vero che con questa legislazione non può utilizzarli per fare assunzioni se non con contratti a termine.
I vincoli sono troppi: si vuole fare contratti con l'industria e va bene, ma poi i soldi non si possono usare per assumere. La Fiat non assume un operaio ogni volta che uno va a comprare la macchina. Si fa una stima sull'organico che serve; le strutture di ricerca invece NON possono farlo.
Guardando le cifre poi si scopre che i finanziamenti pubblici sono all'1%; ma il privato è quasi zero. C'è un problema di cultura diffusa relativo al modello di produzione. Solo in alcune zone ci sono produzioni di tecnologie medio alte. In questo contesto si può porre il problema del reclutamento. Ma perché le università italiane sono passate da 40 a 80?
Fare selezione vuol dire che alcune realtà vanno chiuse. Non c'è problema a dirlo, ma vuol dire che ci sono persone da spostare. In modo trasversale si può dire che non si deve mettere una Unviersità ad Asti per avere voti. La proposta del ministro Gelmini secondo me è che chi vuole può diventare fondazione, con tutte le proprie risorse, le altre le teniamo a sopravvivere o morire. Significa passare al modello americano. Ma l’Università non fa ricerca. Questo cambiamento è così drastico che non si può fare solo operando sulle risorse. Non in modo indiscriminato.
Bisogna anche ricordare di quando si cercò di inserire un parziale finanziamento (10% ordinario) a una forma di equiparazione non basata sullo storico. Le grosse resistenze non vennero solo dalle Università, ma anche dagli uffici ministeriali perché avrebbero perso potere. I soldi devono avere un indirizzo politico nelle grosse scelte; ma sottrae potere alla politica e alla burocrazia, compresa quella interna. Soprattutto il ministero:questo perché non ha la cultura di “a cosa serve la ricerca”.
Emil Abirascid (Moderatore)
Se è vero che all’origine vi è la paura della perdita di potere; e se la spinta viene dalla politica qualcosa è cambiato: allora chi mette i freni?
Paolo Saracco (già Segretario CGIL-FLC)
È più facile tagliare centinaia di finanziamenti alla ricerca piuttosto che chiudere un ospedale. Confindustria giustamente parla di valutazione universitaria, ma poi pratica il finanziamento a sportello. Anche le 40 università minori sono alla canna del gas, ma chi è che va a dire di chiuderle? Inoltre, anche se si ha paura di essere valutati si capisce tuttavia che è giusto. Ma la domanda è: chi è che valuta?
Emil Abirascid (Moderatore)
Tutti concordano su una migliore distribuzione, una giusta valutazione. Le risorse sono poche però. Dal PdL arrivano alcuni spunti. Paolo, come agiresti?
Paolo Saracco (già Segretario CGIL-FLC)
Ci sarebbero cose da fare subito. La prima è non operare con doppi vincoli. Ingessano troppo il sistema. Gli enti hanno vincolo di bilancio e anche di pianta organica! Servirebbe un vincolo cogente sul bilancio reale, non solo quelli pubblici, e lasciar funzionare l'autonomia. Ora è tenuta super-controllata per non fallire. Ma andrebbe verificata a posteriori. Inoltre serve un feedback. La quota [di finanziamento, NdR]deve poter anche scendere, se la produttività è scesa. Ma non se la produttività non lo era.
Il punto non è “più soldi”, ma “ditemi quanti soldi avrò”.
Emil Abirascid (Moderatore)
La certezza delle regole non crea problemi solo alla ricerca. C'è titubanza da parte dei capitali di rischio che darebbero benzina la ricerca: titubano perché manca la certezza. Le idee sono molto buone. La gestione normativa della ricerca come è?
Sohail Luka, Dr. (European Commission Research DG)
Sono molto d'accordo con quasi tutto, ma serve di sapere alcune cifre. L'investimento prima di tutto è al livello di 1.93%, contro USA 2.5% Giap 3.15%.
I capi di stato UE hanno dichiarato di voler salire al 3% e questo richiede ricercatori. Il 55% dei soldi viene dal privato. Negli USA però ci sono le fondazioni. L'UE si chiede come sviluppare la filantropia come in USA.
L'altro problema è anche che i ricercatori vanno a un certo punto a fare qualsiasi altro lavoro perché la carriera non è attraente per nessuno.
Paolo Saracco (già Segretario CGIL-FLC)
C'è un documento UE sull’attrattività: ma perché l'UE non attacca il problema dei diritti e doveri dell'UE?
Sohail Luka (European Commission Research DG)
Questo è veramente un problema: l'amore non basta, la Carta Europea del Ricercatore va implementata e io per primo lavoro affinché sia implementata, ma questa è competenza degli stati membri. Non si può fare più che dire: la Carta Europea è una good practice, implementatela. Le guidelines ci sono, e anche incentivi per implementare. La Commissione in questo modo dichiara che una Univerisità aderisce.
Manuela Arata (Presidente Festival della Scienza)
Il Decreto Cassese 1993 inserirì Università ed Enti tra gli enti della pubblica amministrazione, per regolare il contenimento della spesa. Bisognerebbe fare uscire enti e università da questa Legge. Il dato principe quindi è questo. La valutazione poi può essere fatta sulla base delle risorse disponibile.
Simone Malacrida (Vicepresidente AIR)
Occorre far uscire la ricerca dalla logica della pubblica amministrazione. La ricerca deve anche non essere più considerata come una spesa da tagliare. E’ molto interessante la circolazione dei cervelli: tuttavia allo stato attuale in Italia il meccanismo è solo in uscita. Uno spunto sull'aumento del salario dei ricercatori: quello non segue la suddivisione tra ricerca di base e quella privata. Infine per quanto riguarda la valutazione, i meccanismi ci sono, e gli istituti costituiti anche, come ANVUR e CIVR. Che senso ha firmare le carte in pompa magna e poi disattenderle? Perché non rispettare un impegno?
Paolo Saracco (già Segretario CGIL-FLC)
Tagliare le risorse senza ridurre il numero di università. La prima cosa sarebbe far funzionare l'ANVUR che invce è stata chiusa.
Emil Abirascid (Moderatore)
Bisogna considerare che in Italia e in Europa partiamo da uno scenario di risorse scarse. Se in USA arriva il 45% di risorse dal privato, si può fare anche qui.
Sohail Luka (European Commission Research DG)
La funzione della ricerca di base è di ossigeno verso tutta la conoscenza. La ricerca applicata sopravvive per 5-10 anni, ma va poi rinvigorita con nuova conoscenza.
Per quanto riguarda i tagli dei fondi, la Commissione ha rilasciato questa dichiarazione: una delle misure per affrontare è di aumentare l'investimento nella ricerca. Questo perché non si deve guardare a ora, ma cosa fare quando si uscirà dalla crisi. Vorrei precisare che “la circolazione” non significa che si cerca di mandare via la gente, ma che vogliamo tenere i nostri [bravi ricercatori, NdR] e anche averne di nuovi. Ma se cerchiamo di portarli indietro in modo superficiale, cioè senza una vera richiesta, allora questo non funziona. Se il mercato non chiede, non si riesce neanche a risolvere il problema del recruitement. Il problema è che non si può neanche portarli indietro senza posti e infrastruttura, senza un quadro di assorbimento generale. Come si crea allora questa attrattiva? Abbiamo 4 assi per affrontare la situazione:
-trasparenza recruitment,
-portabilità pensione,
-finanziamenti, securite sociale
- legame tra università e industria.
Non si può dire all’industria che deve dare dei soldi per lo sviluppo a un gruppo universitario se i due non parlano la stessa lingua. Il primo penserà "questo in che mondo vive?" mentre l'altro penserà "questi sono dei delinquenti.." C'è un package per gli stati membri. Si può sostenere la mobilità fino all'asilo per i figli…
INTERVENTI DAL PUBBLICO
[A] Il problema culturale italiano è alla base, ma quale sentimento ci sta dietro?
Ci sono varie cause. Una è sicuramente la scarsa produttività della ricerca (enfatizzato la stampa in modo inelegante). Serve una presa di posizione riformatrice, servirebbe una evoluzione. Per il problema della mancanza di interesse generale per la ricerca è che non c'è sufficiente cultura della divulgazione scientifica.
Negli altri paesi i professori sono spinti a fare summer school per i non addetti. Hanno una più alta considerazione della divulgazione.
[B] Il fatto che i soldi sono sprecati in ricerca viene passato così: "il sistema è malato" Secondo le citazioni, l'Italia risulta indietro. Ma facendo il numero di pubblicazioni per unità di ricercatori l'Italia è molto avanti, più avanti di Francia Germania e Svizzera.
Risponde Sohail Luka “Attenzione all'IF: il “Chinese Journal” di medicina vale il doppio dell’omologo occidentale.”
[C] In una logica di connessione con l’impresa, quali ricadute può avere la filosofia? Risponde Simone Malacrida “La più grossa risorsa italiana è il patrimonio artistico e culturale.” Risponde Sohail Luka “Il marketing finanzia l'antropologia per vendere shampoo in africa...”
E. Prati (Segretario AIR)
Chiude i lavori ringraziando tutti i partecipanti e prende impegno a nome di AIR affinché i contenuti della Tavola Rotonda siano presi come spunto nell’elaborazione delle idee dell’Associazione, in vista della giornata di discussione su Università e Ricerca del 20 Aprile 2009 presso la Camera dei Deputati promossa con Vision, Nova e Urania.
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