L'Onda del cambiamento in Italia

Milano, 11 Novembre 2008  Alla fine il cambiamento c'è stato. Barack Obama, 47 anni, è il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America. L'onda di una nuova generazione conquista la politica del paese più ricco e industrializzato a livello mondiale, dopo che già l'imprenditoria e la classe dirigente statunitense sono da anni dominati da figure giovanili emergenti (lo è stato Bill Gates nei primi anni Novanta, lo sono stati Larry Page Sergey Brin, fondatori di Google, all'inizio di questo secolo).

La novità del prossimo presidente non risiede solo nell'età e nelle origini familiari, ma coinvolge qualcosa di più ampio: un nuovo modello di comunicazione, una nuova forma di partecipazione, particolarmente adatta per la "generazione X" che chiede alle classi dirigenti un linguaggio moderno con strumenti come Web 2.0, il passaparola informatico-tecnologico e nuovi sogni di un'economia sostenibile basata sulla conoscenza. Altri stati, come il Regno Unito e la Spagna, hanno attuali leader politici della stessa generazione di Obama, ma forse solo quest'ultimo, grazie al potere mediatico e rappresentativo degli USA, può realmente scatenare un pacifico ricambio di leadership indotto in
altre nazioni europee, a cominciare dall'Italia. In effetti, in questo
quadro, il nostro paese stride fortemente come conservatorismo
culturale e scarsa propensione alla visione del futuro, avendo in sé
tre record non per niente invidiabili: la classe politica, la classe
imprenditoriale e i docenti universitari con età media più elevata sia
tra i paesi dell'Unione Europea sia tra i paesi più industrializzati a
livello globale.
In questo ultimo mese, la mobilitazione su scala nazionale, seppure
non coordinata unitariamente e con diverse posizioni sfumate, su un
tema fondamentale e cruciale come quello dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca
sta però scalfendo quel clima di
autoreferenzialià e sta mettendo al centro dell'attenzione una
generazione che rivendica il diritto di costruirsi un futuro di
speranza. L'Associazione Italiana per la Ricerca ribadisce che le
differenti istanze proposte per favorire la conoscenza sono e saranno
il pilastro della società di questo secolo, perché proprio dalla
quantità e della qualità degli investimenti in Ricerca passa la
capitale decisione sul ruolo dell'Italia nei prossimi decenni a
livello economico-culturale in Europa e nel mondo.
In questo clima di cambio generazionale e rinnovamento dei sistemi
produttivi e sociali, l'Italia non può permettersi di perdere questa
spinta propulsiva giovanile e deve convogliare in modo costruttivo le
idee che salgono dalla base di questo movimento per generare,
finalmente, un rinnovamento di tutta la classe dirigente nazionale.
Siamo pronti per affrontare il futuro e il Ventunesimo Secolo? "Yes,
we can believe in" direbbe qualcuno.

 

Simone Malacrida, Vicepresidente AIR



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