Convegno alla Camera AIR: le riforme dell'U&R sono partite ma adesso occorre attuarle

Roma, 20 Aprile 2009 - E’ innegabile che negli ultimi due anni siano avvenuti alcuni cambiamenti sostanziali nell’ordinamento che stabilisce il funzionamento del mondo dell’Università e Ricerca in Italia, a opera dei Governi dei due fronti contrapposti.

Si può ritenere che alla base di questo avvio di rinnovamento ci sia stata anche una fondamentale spinta propulsiva grazie alla pressione operata dai giovani che lavorano nel mondo della ricerca internazionale e di chi si occupa di creare una società della conoscenza in Italia dotata di una adeguata classe dirigente.

Si è distinto, tra le varie parti sociali che hanno chiesto una riforma del sistema universitario e della ricerca, un gruppo di lavoro che ha viste coinvolte, nell’arco di tre anni, sei associazioni - ADI, AIR, ISSNAF, NOVA, Urania e Vision, tutte caratterizzate per la giovane età e/o l’esperienza internazionale delle persone che le costituiscono.  L'elaborazione di analisi del problema e di strategie per il cambiamento di questo gruppo di lavoro è iniziata in un contesto di forte immobilità da parte dell’Università e Ricerca italiana da due punti di vista: quello del mondo politico da una parte, e quello dei suoi attori, cioè i professori universitari, i ricercatori, gli amministratori della ricerca e le imprese, dall’altra. Per i primi, scarsi investimenti, mancanza di programmazione realistica (nessuno può dimenticare le ambizioni completamente disattese di crescita del numero di pubblicazioni e brevetti previste dalle Linee Guida del Ministro Moratti, oppure la paralisi dei finanziamenti PRIN e dei concorsi generata dal Ministro Mussi), resistenza ad abbattere privilegi ingiustificati legati alla mancanza di valutazione e controllo; dall'altra pratiche non trasparenti nelle procedure selettive, conclamati casi di illeciti in sede di concorso, attribuzione dei finanziamenti su base clientelare, ritardi nelle procedure - difficile dimenticare fatti come il clamoroso ritardo di due anni per l'utilizzo di 200 posti da ricercatore in deroga da parte dell'ex Presidente del CNR Pistella, durante il periodo quinquennale di blocco di assunzioni, evaso dagli altri enti come l'INFN in pochi mesi. Per molti versi il sistema, in perenne stato di riforma di nome, era tetragono al cambiamento risultando di fatto irriformabile (nonostante le modifica delle procedure concorsuali per ricercatori, per associati, etc).La mancanza di programmazione generale si evinceva da contraddizioni palesi interne al sistema: come esemplare testimonianza, la frammentazione dei contratti per i precari su molteplici forme giuridiche, quasi tutte in contrasto con le indicazioni contenute dalla Carta Europea del Ricercatore; mentre CRUI ed Enti sottoscrivevano la Carta, il Ministero della Ricerca e i Governi la ignoravano, consentendo a Università ed Enti di continuare nella medesima politica del personale basata sulle leve garantite dalla mancanza di tutela a danno dei ricercatori; oppure, come altri esempi la mancanza di attribuzione di competenze complementari agli Enti di Ricerca, la moltiplicazione di piccole sedi distaccate, minuscoli corsi di Laurea, mentre le classifiche internazionali vedevano emergere i più grandi Atenei europei, oppure quelli piccoli legati a realtà di tradizione eccellente.Uniche realtà in contrasto con questo stato di cose, il CNVSU e il CIVR, ma, nel contesto contraddittorio di cui sopra, non allacciati in alcun modo al processo di attribuzione di risorse pubbliche.Il risultato di questo si riassume in una scarsa competitività a livello mondiale nella creazione di classe dirigente, nella flebile inseminazione di pensiero economico nel contesto internazionale, in un ruolo marginale nella società della conoscenza, nel mancato sfruttamento economico e sociale della produzione di conoscenza. Questo è stato causa della componente strutturale di crisi e del declino dell’Italia negli indicatori economici negli ultimi 15 anni, a prescindere dalla recente crisi economica congiunturale che riguarda tutti i Paesi.

In questi tre anni, tuttavia, il lavoro svolto dalle sei associazioni, finalizzato ogni anno in un Convegno presso la Camera dei Deputati, con rappresentanti dei principali attori in gioco (Rettori, aziende, ricercatori, politici), ha contribuito in modo significativo a consentire a quella parte trasversale del mondo politico che crede nel rinnovamento dell’Università di trovare il punto di appoggio, per forzare nel sistema l’introduzione di un nuovo paradigma, vicino ai canoni internazionali. Le parole chiave intorno alle quali le sei associazioni hanno lavorato a partire da tre anni fa stanno entrando nell’uso comune dei media e del mondo politico interessato al cambiamento e sono merito, valutazione, distribuzione delle risorse agganciata alla qualità, programmazione. Proposte che tre anni fa ci parevano azzardi politici oggi sono entrati nell’ordine di idee comune, o perlomeno come un problema da affrontare, da parte di chi lavora nel mondo della ricerca: che si possa essere valutati; che ci si possa vedere attribuiti meno fondi perché non si è fatto abbastanza; che si debba rispondere a qualcuno dell’utilizzo delle risorse pubbliche; che chi ha amministrato con incoscienza (ad esempio quegli Atenei che hanno nominato senza criterio dei professori ordinari senza calcolare se la spesa avrebbe oltrepassato in poco tempo il vincolo di bilancio esistente) sia penalizzato e ridimensionato; che si possa abbassare l’età pensionabile dei docenti, come sta avvenendo tra grandi resistenze, anche se ancora siamo lontani dai limiti di età in vigore all’estero. Nel 2008 il gruppo di lavoro propose che si creasse competizione tra gli Atenei mediante modelli differenziati di struttura; a un anno di distanza l’ordinamento italiano prevede che un Ateneo possa trasformarsi in Fondazione. Ha chiesto di incentivare la mobilità internazionale degli studenti, di abolire gli scritti dalle prove di concorso per ricercatore, e oggi il primo è un proposito del Governo, mentre il secondo è già stato approvato.

 Il fatto più sorprendente è che le ultime Linee Guida del Governo del Novembre 2008 ricalcano in modo esplicito i concetti che il fronte giovanile delle associazioni coinvolte ha sviluppato in questi 3 anni. Non si può credere che sia un caso, ma allo stesso tempo non è neanche possibile considerare questo come un fatto necessario né come un successo a garanzia di un futuro roseo. Tutti gli ospiti del Convegno presso la Camera dei Deputati che il gruppo di lavoro ha organizzato annualmente a partire dal 2007, sono stati concordi nel valutare come necessarie politiche per la ricerca nuove, a partire dagli ospiti di maggior rilievo, come il Direttore Generale del Tesoro Grilli nel 2007, il Ministro Melandri nel 2008, e i due esponenti di primo piano della maggioranza e dell’opposizione sul tema di Università e Ricerca gli On. Tocci e il Sen. Asciutti, trasversalmente riconosciuti per la loro autorevolezza a riguardo, che si sono confrontati faccia a faccia il 20 Aprile nell’edizione 2009.Sicuramente il sostegno delle Associazioni, con il loro lavoro di produzione di pensiero, ha consentito a quella parte del mondo politico interessata al rinnovamento di trovare spunti concreti e soprattutto un alleato esterno al sistema, per promuovere politiche per l’Università e la Ricerca nuove. Occorre però precisare che le novità dell’ordinamento italiano a oggi sono solo sulla carta.Per questo motivo il cerchio non è ancora chiuso. Infatti, il virus di cambiamento iniettato nel sistema è arrivato al cuore del sistema, ma non alle zone periferiche. Affinché il cambiamento avvenga, serve che le misure previste siano applicate o addirittura siano definite, come quella della trasformazione delle Università in Fondazioni, che se non avviene in un regime di concorrenza perfetta e di valutazione centralizzata non potranno portare alcun beneficio. Non basta che ci siano nuove regole di concorso per l’assunzione dei ricercatori: pare ovvio ma occorre che i concorsi si svolgano. Non è sufficiente che esista l’ANVUR, ma occorre che i suoi lavori inizino e che tra un anno i suoi risultati definiscano il riparto del FFO del 2010. Un aspetto sorprendente che non è possibile ignorare è che il Ministero della Ricerca, sia sotto il Ministro Mussi, sia sotto il Ministro Gelmini, si è di fatto sempre rifiutato di confrontarsi sia ufficialmente che ufficiosamente con il gruppo di lavoro, salvo fare sue quasi tutte le idee che esso ha sviluppato nel corso del tempo. Anche questa contraddizione è sintomatica dello stato ancora immaturo della trasformazione che sta avvenendo verso un sistema internazionale e moderno per ciò che riguarda il confronto con le istanze delle parti sociali.Quello che è certo è che l’Italia sta reagendo, anche se con ritardo, alla sua crisi strutturale. Occorre fare ancora molto, a partire dalla creazione di posti di lavoro per personale altamente qualificato, incentivi alle aziende innovative, creazione di grandi infrastrutture di ricerca, adeguamento dei salari verso la media europea.Siamo sulla buona strada, e in circa dieci anni - un valore legato al pensionamento della generazione più anziana degli attuali ordinari - questa inevitabile trasformazione sarà completata.

 

E. Prati, PhD

 Segretario AIR



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