Roma, 20 Aprile 2009 - Si è svolto il Convegno "Italian and European Universities within the innovation global market: internationalization, governance and ranking" presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati.
Si riportano gli interventi dei relatori della sessione 2 organizzata da AIR sulla proposta operativa di implementazione della trasformazione in Fondazioni degli Atenei previsto dalla Legge 133 del 2008. Infatti la Legge 133 rende possibile la trasformazione, ma non esiste alcuna indicazione sulla modalità operativa della gestione del periodo transiente e della distribuzione della quota del FFO attualmente attribuito a quegli Atenei che dovessero optare per la trasformazione. La proposta AIR si ispira a due principi: di concorrenza perfetta e di valutazione centralizzata, per non sprecare questa importante possibilità di riforma, che incontra una richiesta di differenziazione già espressa da AIR-NOVA-Urania-Vision nel 2008.
Emil Abirascid, giornalista del settore dell'innovazione e delle tecnologie ha coordinato la sessione.
Si riportano gli interventi di:
Alessandro Fraleoni Morgera - Presidente AIR
Senatore Franco Asciutti - PdL
Onorevole Walter Tocci - PD
Prorettore Flavio Corradini - Università Camerino
Alessandro Fraleoni Morgera - Presidente AIR
La proposta contiene un modello esemplificativo di transizione temporale a un regime a due tipologie di Ateneo (ordinari e Fondazioni), e di riallocazione della parte di FFO che andrebbe ri-assegnato, una volta liberato dagli Atenei che optassero vero la struttura di Fondazione.
Il sistema universitario italiano sta collassando sotto il peso della propria autoreferenzialita'.
L'unica via per risollevarlo è un rinnovamento che deve necessariamente passare attraverso i punti cardine della valutazione e della premiazione del merito. Per questo motivo la possibile trasformazione degli Atenei in Fondazioni può rivelarsi importante, portando nel lungo periodi a strutture universitarie che giocoforza dovranno basarsi sui docenti più capaci e competenti per potersi autosostenere. D'altra parte, attualmente gli Atenei basano il loro funzionamento sulla disponibilità del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), il quale è utilizzato per la sua massima parte per pagare gli stipendi dei docenti, e la trasformazione in Fondazioni potrebbe portare alla rinuncia forzata a questa fonte di introiti, con conseguente forte inasprimento delle rette di iscrizione, che potrebbero crescere fino a più che decuplicarsi.
In questo quadro AIR presenta una prima proposta per la transizione dal sistema delle Università a quello delle Fondazioni. Lungi dal voler essere un'indicazione operativa, la proposta dell'Associazione Italiana per la Ricerca è un primo ballon d'essai fattuale su un tema che dalla sua prima presentazione ha diviso i Senati Accademici ed i Consigli di Ateneo di tutta Italia, e la stessa AIR auspica un dibattito intenso e partecipato al riguardo.
La proposta nasce dalla constatazione che attualmente i finanziamenti pubblici all'Università possono considerarsi di due tipi: a pioggia (cioè distribuiti su tutti gli Atenei secondo criteri non meritocratici; sostanzialmente il FFO) e competitivi (assegnati a seguito della compilazione di graduatorie di merito, almeno presunto, dei ricercatori che ne fanno domanda, come i PRIN ed i FIRB). In un'ottica meritocratica, il bilanciamento tra queste due modalità di attribuzione dei fondi pubblici dovrebbe progressivamente spostarsi verso l'assegnazione competitiva, andando quindi a limitare man mano l'ammontare di finanziamenti concessi senza discriminare Atenei e Ricercatori produttivi e non. D'altra parte, poiché i finanziamenti a pioggia costituiscono attualmente la linfa vitale degli Atenei, prima di riallocare questi fondi in chiave competitiva occorre senz'altro prevedere un periodo di transiente durante il quale gli Atenei possano attivarsi per incrementare la propria produttività.
La proposta AIR è quindi quella di compiere la transizione da Ateneo finanziato dallo Stato senza valutazione dei risultati conseguiti a Fondazione in grado in parte di autofinanziarsi e comunque di ricevere finanziamenti statali solo a fronte di ben precisi parametri di produttività scientifica e didattica in nove anni.
Nei primi tre anni il FFO di pertinenza dell'Ateneo/Fondazione sarebbe comunque assegnato sotto forma di Fondo per il Diritto allo Studio (FDS), sotto la precisa condizione che i destinatari del FDS si sottopongano a valutazione annuale dei risultati della loro ricerca e della loro didattica. Fatto 100 il FDS così assegnato agli Atenei/Fondazioni, nel triennio successivo questa quota verrebbe ridotta a 66, e verrebbe assegnata agli Atenei/Fondazioni sulla base dei risultati della valutazione del triennio precedente. Questo porterebbe ad avere alcuni Atenei/Fondazioni a ricevere più fondi statali sotto forma di FDS, alcuni a riceverne la stessa quantità, ed alcuni a riceverne meno se non nessuno. Ovviamente, gli istituti che dovessero risultare ultimi nelle graduatoria dovranno ricorrere per forza ad aumenti delle tasse di iscrizione, oppure chiudere i battenti. D'altra parte, il 34% di fondi così liberatosi potrebbe essere impiegato per aumentare i fondi destinati alla ricerca su base competitiva (PRIN e FIRB), in modo da aumentare le risorse per i ricercatori più capaci e produttivi.
Infine, nell'ultimo triennio, la quota di FDS distribuita agli Atenei/Fondazioni verrebbe ridotta a 33, e sempre distribuita con meccanismi competitivi basati sulla valutazione del triennio precedente. In questo si libererebbe un altro 33% di risorse, sempre da ridistribuire con meccanismo competitivo sui fondi di tipo PRIN e FIRB.
Questa proposta è senz'altro molto tentativa, e senz'altro migliorabile in molti suoi punti, se non in tutti; d'altra parte AIR è convinta che sia necessario cominciare a discutere della trasformazione degli Atenei in Fondazioni su una base concreta, e ritiene che questa proposta possa essere un buon punto di partenza.
Senatore Franco Asciutti - PdL
Premetto che sono contrario alla trasformazione in fondazioni, per quanto questa possibilità sia stata data dal Governo su un'idea di Tremonti. I problemi dell'Italia infatti sono altri. Occorre che si arrivi a una soluzione assieme al mondo universitario. In questi giorni devo dire con dispiacere abbiamo preso atto delle disfunzioni e delle abnormità del sistema. Vi sono Università dove si pensa piu' al vivere quasi condominiale (una sede per ogni paesino limitrofo..) o alla caccia allo studente alla frontiera tra due regioni.
Bisogna invece avere il coraggio di mettere mano ai problemi. Quel taglio del 10% trasversale ha messo tutti in agitazione perche' altrimenti molte università soccombono, poiché superano il 90% della spesa sul personale.
Il meccanismo era stato che l'autonomia l'aboliamo e la responsabilità no.
I principi di oggi del Governo invece sono: diamo ancora maggior autonomia all'università: un potere ai rettori (e anche ai docenti) ma con fortissima responsabilità. Con responsabilità fino all'estremo, anche fino al licenziamento.
Dopo le università devono essere finanziate ma non come si fa attualmente (cioé che fa ricerca chi ha santi in paradiso): altrimenti le poche risorse per la ricerca servono a ben poco, e per casi fortuiti anziché in modo sistematico si riesce a essere incisivi.
Ma ci sono molti casi in cui la ricerca è eccellente. Molte università sono eccellenti, i giornalisti scrivono pero' in termini negativi. Il tema delle fondazioni è quindi una provocazione, ma vorrei essere provocato su altri temi.
La maggioranza vuole andare in fondo sui problemi veri, usando la meritocrazia. ESsere ordinario non è un dato acquisito, ma va confermato giorno per giorno. Ci sono questioni importanti: se l'università serve al paese, dobbiamo essere tutti quanti virtuosi.
In Italia i concorsi sono falsi: in realtà esiste la chiamata; con il concorso si chiama chi ci pare.
Anche il rettore dà i fondi sotto ricatto, per garantirsi i voti. Il Governo sta predisponendo un testo per ovviare a questi problemi, sul quale si aprirà il dibattito, così che arrivino i contributi dagli attori in gioco.
Onorevole Walter Tocci - PD
Esiste già un drappello di univerisità che si chiamano private ma che non sono private.
Le Università sono private ma sono come quelle pubbliche, con l'aggravante che le università hanno i professori del ruolo statali. QUeste università private hanno già un finanziamento pubblico storico; senza un motivo sono finanziate, senza alcuna verifica.
Il drappello già ci sarebbe: bisognerebbe trattare le università private come private. Dovrebbero essere fuori dai ruoli pubblici quelli che vi insegnano. Parliamo anche di nomi importanti come Bocconi e LUISS: Atenei creati da una grande borghesia di ispirazione mitteleuropea. Ma abbiamo oggi esempi di quel tipo? In questo nostro paese ci sono classi imprenditoriali tipo quella del secolo scorso che creò Bocconi, che innovano il sistema universitario? La risposta è "no". Abbiamo un esempio contrario: sono apparsi dei soggetti privati o anche ambigui che hanno contribuito a imbarbarire il sistema, come le Università Telematiche (50 posti banditi, con 2 professori di ruolo), oppure quel "supermercato" che c'è a Bari che praticamente vende i titoli. Un tempo c'erano grandi idee: quello che si muove oggi in questo campo è inquietante. Bisogna stare attenti poichè l'Italia ha capito la priorità della società della conoscenza, ma attraverso i vantaggi del malaffare: tali comportamenti si stanno estendendo alla formazione. Con questi discorsi, bisogna rendere forti i sistemi meritocratici.
Si può dare per scontato che le università resteranno tutte pubbliche? Forse l'obiettivo deve essere che la concorrenzialità deve riguardare tutte. Questa è l'unica via di salvezza del sistema.
Come parlamentare sto allo stato dell'arte: il sistema normativo; 10 anni fa si è fatto il ranking del triennio 2001-2003, e l'errore del Ministro Mussi fu di non proseguirlo. Quella valutazione introdusse l'idea di valutazione in Italia, e ora fortunatamente la maggioranza sta considerando l'ANVUR. Ora si tratta di introdurre nel FFO una quota crescente da attribuire in base ai risultati dell'ANVUR.
Anche se ogni Ministro ha detto di essere stato il primo a introdurre questa valutazione, sono 8 anni che ci sono fondi stanziati apposta. I parametri tuttavia sono poco discriminanti. Ad esempio la valutazione degli esami.
Inoltre non si può fare ranking sui singoli Atenei, ma sulle facoltà. Il ranking deve essere non solo riferimento per l'assegnazione dei fondi ma anche come riferimento per i giovani che si iscrivono all'Università.
E' piu difficile il discorso sulla ricerca. Alla fine degli anni 90 ci fu il riconoscimento su Nature che con PRIN e FIRB si usavano sistemi di peer review validi. Oggi invece c'è il "garante" in cui l'elemento discrezionale è molto forte, come per il ministero della Sanità. Non si deve erogare neppure un Euro senza un sistema di peer review.
Bisogna a quel punto fare un'operazione inversa rispetto al passato: le responsabilità sono state sia della destra che della sinistra: negli ultimi 15 anni c'e' stata una alluvione normativa. Il rischio è di Fondazioni (autonome) con bilanci regolamentati in modi complicati. Questo va smantellato: si deve allocare secondo i risultati. La Legislazione non funziona da 30 anni, sui concorsi si è legiferato 3 volte, con una bulimia normativa.
Ma allora che bisogno c'era di Fondazioni? Si puo' anche affrontare con l'attuale sistema... Quello che non funziona e' la piena responsabilità delle scelte. Nonostante 20 anni di politiche di autonomia, gli Atenei sono sempre piu' vincolati all'autonomia.
Prof. Flavio Corradini, Prorettore Università di Camerino
Bisogna distinguere le fondazioni dalle fondazioni universitarie: Unicam stava già cercando di creare una fondazione per le competenze di outsourcing. Ma con l'uscita della legge il vespaio si è animato così tanto che neanche si è più potuta fare la fondazione per il trasferimento tecnologico. Relativamente alle risposte sulla governance, vi abbiamo collocato il discorso sulle responsabilità del rettore. E' stato complicato circa un anno fa con le dimissione del Rettore: i Presidi avevano fatto in modo che la riforma non passasse; il Rettore si è dimesso ma è stato rivotato, dimostrando che la base aveva reagito.
Sul coinvolgimento massivo del territorio, abbiamo inserito i sostenitori nel progetto ma anche la sola identificazione di "amici imprenditori" è complessa, perche' la sola richiesta di soldi già crea una barriera. Al momento per iniziare si sta cercando di interagire con i privati, chiedendo perlomeno la loro visione.
Stante la situazione, si cerca di aiutare le aziende con un contributo progettuale tramite le agevolazioni esistente. L'imprenditore chiede una consulenza di innovazione tecnologica, neanche di fare ricerca.
Come presidente di uno spinoff, posso testimoniare che Confindustria ha chiesto di entrare nel comticato direttivo, e cosi' l'università entra nel direttivo e organizza scambi con coinvolgimento reciproco.
Per concludere: queste sono le problematiche, ma le soluzioni? La fiducia degli imprenditori, che investano; ma l'uso dei finanziamenti in passato da parte dei docenti non è stato sempre corretto. Dei docenti di ICT ad esempio usarono i soldi dei finanziamenti per farne uso arbitrario, e si perse la fiducia delle aziende che finanziavano. Serve quindi una garanzia dell'uso del soldi di finanziamento.
L'elemento che frena i ricercatori e gli associati è: quanto vale ciò che faccio in termini di concorso? I concorsi si vincono su pubblicazioni di un certo tipo, se uno va fuori da quella modalità è fregato. Non si può chiedere a un ricercatore di scrivere software, perche' non lo aiuterà a vincere un concorso. Occorre insistere con la richiesta di crescita della consapevolezza su percorsi chiari, perche' se si riprende ogni volta con un nuovo percorso si disperde anche quel poco lavoro che si stava facendo.