Concorso AIR per le Scuole Superiori: ecco i vincitori

Pisa, 18 Maggio 2009 - La Ricerca è la chiave per aprire lo scrigno del futuro. Tuttavia in Italia la ricerca è stata di frequente bistrattata dai Governi delle due parti, e ancora oggi molti confondono la Ricerca con la sola ricerca in campo medico. Cosa pensano i giovanissimi della Ricerca?
L'AIR lo ha chiesto a loro. Mediante il concorso "Un Tema per la Ricerca", proposto in occasione del Festival della Scienza del 2008, riguardante l'Art. 9 della Costituzione e una frase di Platone sulla ricerca, i giovani delle scuole superiori si sono cimentati nel raccontarci come essi, che rappresentano la prossima leva per la crescita del nostro Paese, vedono la ricerca.
Ne emerge un quadro interessante, che sarà presto pubblicato in un volume basato sui migliori elaborati selezionati da AIR tra quelli pervenuti mediante l'intermediazione dei docenti delle superiori che hanno aderito. I primi quattro studenti selezionati dalla giuria sono stati invitati a una giornata di visita offerta dal Consorzio Nazionale Interuniversitario delle Telecomunicazioni, che ha sponsorizzato l'evento e che mantiene un occhi vigile alla selezione
di talenti in Italia e all'estero. Il 18 di Maggio gli studenti potranno così toccare con mano una delle migliori realtà della ricerca italiane, costituito dalla rete della ricerca di Pisa: i Laboratori di Fotonica del CNIT, alcuni gruppi di ricerca del CNR dell'Area di Pisa, l'avveniristico Polo di Robotica del Sant'Anna a Valdera.  

TEMA: Platone scriveva, nell'Apologia di Socrate (capoverso 28): "Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta". In occasione del Festival della Scienza di Genova, commenta l'Articolo 9 della Costituzione secondo il quale "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnologica   ".

 Studenti premiati
Primo Classificato Ex-Aequo: Mattia Rivo
Liceo Scientifico Statale “M. Vitruvio P.” (Avezzano - AQ) - Prof. Giampiero Torlone
Prima Classificata Ex-Aequo: Elisabetta Guidali
Liceo Classico “C. Marchesi” (PD) - Prof. Antonio Angelo Urru             
Terzo Classificato Ex-Aequo: Eddy Gaspari
Istituto di Istruzione Sup. U. Follador (Agordo – BL) Prof. Antonella Costa            
Terzo Classificato Ex-Aequo: Marco Mari
Liceo Scientifico Statale “M. Vitruvio P.” (Avezzano - AQ)

Gli altri temi selezionati da AIR per la pubblicazione sono degli studenti:
Giulio Fanciaresi - I.T.C. “R. Valturio” (Rimini) Prof. Giorgio Galli
Daniele Iori - Liceo Scientifico Piero Godetti (Omega – VB)  Prof. Alberto Medina
Chiara Rumor - Ist. di Istruz. Superiore U. Follador (Agordo – BL)  Prof. Antonella Costa
Sofia Guarnari - Sc. Sec. Primo Grado “Angela Merici” (Omegna - VB)  Prof. Benedetta de Giuli

Intervista al Prof.  Antonio Angelo Urru - Liceo Classico “C. Marchesi” (PD)
Professore, una delle sue studentesse ha vinto il primo premio di AIR. Perché ha deciso di far partecipare i suoi studenti al concorso indetto da AIR “Un tema per la ricerca” ? 

R. La ragione sta nel fatto che ritengo che fare scuola voglia dire promuovere un apprendimento dinamico e aperto che non si esaurisca nel chiuso delle mura scolastiche ma sappia recepire gli stimoli e le sollecitazioni che giungano dal mondo esterno. Fare scuola significa, in questo senso, “ricercare”, investigare, avvertire il gusto della esplorazione, sentire che il sapere è una conquista che nasce dalla sfida. Il tema in concorso proposto dall’AIR mi pareva rispondere esattamente a queste ragioni che guidano il mio insegnamento.
       
Come percepiscono i suoi studenti la Ricerca Scientifica?
  
R. Da un lato essa appare loro come una dimensione un po’ lontana e distante dalle richieste quotidiane che la scuola presenta loro. Hanno certamente un’idea nobile e alta della Ricerca e quando sono chiamati ad approfondire qualcosa a livello scolastico si applicano con serietà e interesse. A mio avviso la Ricerca Scientifica gli appare come un orizzonte alto, oltreché come uno strumento di crescita civile, sociale e culturale. Ma fintanto che la realtà scolastica presenterà loro degli scenari tanto distanti e ripiegati sul presente o chiusi nell’orizzonte del voto sarà difficile far nascere in loro un’autentica passione per la Ricerca, che è amore del sapere.

 Trova che le connessioni tra Scuola e Università in Italia sia adeguata ?

 R. Trovo che tale connessione sia inadeguata e che sarebbe auspicabile costruire in futuro un percorso in una certa misura integrato. Io credo che la scuola rappresenti un osservatorio privilegiato, oltreché un terreno fertile, di sperimentazione e di ricerca. Tante potenzialità e tanti talenti in essa presenti (sia a livello di studenti che di docenti) potrebbero fornire un importante contributo alla ricerca e allo studio se realtà scolastica e universitaria iniziassero a dialogare tra loro. Invece, come esistesse un fossato invalicabile, si ha spesso la sensazione che, esauritosi il percorso formativo della scuola secondaria, si debba ripartire, con l’accesso all’università, da un nuovo anno zero, disperdendo così potenzialità e risorse. Inoltre, gli stessi docenti, pur spesso motivati, accoglierebbero con piacere l’opportunità di continuare a sperimentare, ricercare, investigare contando sugli stimoli che un’esperienza universitaria sa offrire.  

Trova che la connessione tra Scuola e Ricerca in Italia sia adeguata?

 R. Anche in questo caso sono del tutto persuaso che Scuola e Ricerca, in Italia più che altrove, siano spesso mortificati e che chi avrebbe entusiasmo ed energie da investire per dare un suo personale, seppur limitato, contributo al sapere non trova un terreno congeniale per fare ciò. I contributi in questo senso sono estremamente carenti e la ricerca “fai da te” non può dirsi veramente “scientifica”. I risultati possono solo in una certa misura essere affidati all’estro o all’ingegno personale. I risultati sono figli di un progetto ad ampio respiro che dovrebbe partire dalla Scuola, coinvolgendo le sue migliori risorse, e giungere a degli scopi prefissati e monitorati

 

Cosa vorrebbe far sapere al Ministro Gelmini delle recenti novità introdotte nella Scuola ?

R. Sull’operato del ministro Gelmini la mia posizione è sostanzialmente critica. Se da un lato sono sempre apprezzabili i richiami di genere al merito e alla selezione, dall’altra a tali enunciati non corrispondono mai politiche coerenti e conseguenti. Perché poi le politiche si misurano coi fatti, non coi proclami e con l’elenco delle buone intenzioni. Allora mi chiedo: dove sono i fondi maggiori destinati alla Ricerca e all’Istruzione ? Qual è l’architrave pedagogica che sostiene e giustifica la riduzione da tre a un insegnante nella scuola primaria ? E’ forse attraverso riforme settoriali e non di “sistema” o anche attraverso una politica di risparmi e tagli che ci intende innalzare la qualità dalla formazione in Italia ? E’, ancora, con questa politica che si liberano energie utili e si valorizzano risorse potenzialmente importanti ?

   Ritiene che l’orientamento agli studi universitari sia adeguato ?

R. Se guardo ai fatti, non posso non rendermi conto che in questo senso ancora molto resta da fare. Ancora una volta il problema sta per me alla radice, vale a dire al già citato scollamento tra scuola e università. Quest’ultima dovrebbe, infatti, rappresentare il naturale sbocco di un percorso formativo che ha i suoi prodromi nella scuola primaria e che deve essere sostenuta negli anni di studio successivo. In questo caso il vero percorso di Ricerca, dovrebbe essere della “ricerca di sé”. Dunque, anche in questo caso, se esistesse un canale aperto tra scuola secondaria e università e se davvero la scuola nel suo insieme sapesse rendere i ragazzi consapevoli dei loro talenti e della loro vocazione, uscendo dall’angusto recinto del voto o del quotidiano, allora forse gli alunni saprebbero davvero arrivare alla scelta universitaria in modo più consapevole. Per cui all’orientamento occasionale ed estemporaneo si dovrebbe progressivamente sostituire un percorso mediato e guidato accompagnato da scuola e università che insieme ragionano in vista di obiettivi comuni  

   Intervista alla Prof.  Antonella Costa - Ist. di Istruz. Superiore U. Follador (Agordo – BL) 
Professoressa Costa, perché ha deciso di far partecipare i suoi studenti al concorso indetto da AIR “Un tema per la ricerca” ? 

 R.  Il titolo mi è parso particolarmente stimolante perché sono implicite importanti richieste: operare un confronto tra conoscenze apprese in discipline diverse e saper individuare un filo rosso - che nella storia ha unito necessità pratiche a principi etici, filosofici e politici - lungo il quale si sono dipanate la nascita e poi  il consolidarsi di un pensiero a sostegno del miglioramento della conoscenza che è coinciso con il miglioramento della qualità della vita umana. Nel liceo scientifico il quarto anno è forse l'occasione in cui per la prima volta l'allievo si trova ad affrontare criticamente, sulla scorta di dati culturali e storici, lo studio del percorso attraverso il quale si è affermato il pensiero scientifico nella sua essenza antidogmatica; si affrontano sistematicamente i testi di Galileo, Newton, Darwin, possibilmente non in traduzione e mai parafrasati per non perdere l'essenza e le sfumature dell'assoluta novità che rappresentò ai tempi il loro discorso. Il tema quindi ha offerto l'occasione per collazionare le conoscenze oltre che per riflettere sullo stato del sostegno alla ricerca nella nostra società. 

Come percepiscono i suoi studenti la Ricerca Scientifica?

R. Non è raro che, soprattutto i più giovani, ne abbiano una percezione nutrita di immaginazione, l'avvertano come un  mondo distante per accedere al quale occorrono qualità intellettive quasi sovrumane: un mondo di geni fuori dal comune insomma, destinati a scoprire segreti e a raccogliere premi Nobel. Lentamente maturano però la corretta idea che ogni azione umana può essere ricondotta al paradigma della ricerca, che può nascere dalla curiosità e dalla volontà di  comprendere e deve essere nutrita da un corretto metodo di indagine. In alcuni si aggiunge poi la consapevolezza  che lo studente di scuola superiore  che si avvia all'università è potenzialmenteun futuro ricercatore di professione; perché si sviluppi quest'idea è di grande aiuto il contatto diretto con le strutture universitarie, attraverso incontri concreti con quel mondo, come è avvenuto per gli allievi che hanno potuto visitare la Scuola Superiore Sant'Anna o che parteciperanno alle settimane estive di orientamento della Normale di Pisa o ad altre realtà di eccellenza.
 

Trova che la connessione tra Scuola e Ricerca in Italia sia adeguata?

 
R. Negli ultimi anni si è consolidata la pratica dell'orientamento attraverso la visita diretta alle realtà universitarie italiane, ma prevale l'effetto "vetrina" che non è sempre sostenuto da un progetto che privilegi la necessità di un' impostazione didattica e contenutistica condivisa, come corretto tramite tra i due livelli di istruzione. Troppo spesso i giovani percepiscono l'istruzione universitaria come un "dopo" fatto di "altro" e non come la prosecuzione di un cammino già in corso; presentono  lo scollamento che in effetti c'è.  

  

Cosa vorrebbe far sapere al Ministro Gelmini delle recenti novità introdotte nella Scuola ?

 R. Credo in due cose: che una scuola con scarsi mezzi economici non progredisca e che le risorse primarie da valorizzare e sostenere siano soprattutto umane, sia parlando di docenti che di discenti. Bisogna reperire i mezzi per favorire gli allievi  più dotati e non appiattire le eccellenze, che sono più numerose di quanto si voglia far credere, e prevedere di non abbandonare a se stesso, al termine degli studi, il patrimonio in cui si è investito. Altrettanto importante è  che la scuola disponga di docenti motivati - e in questo ha un'indiscutibile peso anche il riconoscimento economico -  e pronti a monitorare i risultati dell'azione didattica; ma perché i livelli di apprendimento siano dignitosi occorre evitare le classi-contenitore risultato di un progressivo aumento dei coefficienti di composizione delle stesse. Il rapporto allievo-insegnante per essere efficace dev'essere basato sull'interazione e sul dialogo che non risultano possibili con numeri che obbligano a ridurre il fare scuola ad una lezione frontale  e alla somministrazione di test sulle conoscenze. 



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