Europarlamento, Giuntini risponde così alle domande di AIR

Bologna, 29 Maggio 2009 - Dai piu' di 70 europarlamentari interpellati individualmente da AIR sul tema della Ricerca e della crisi, è pervenuta una risposta. E' quella di Monica Giuntini, che risponde alle domande che AIR ha posto.

[1] L'Unione Europea sta rischiando di fallire il progetto di Lisbona del 2000, in particolare l'Italia non ha creato quei 120.000 ricercatori in 10 anni di propria competenza sul totale di 700.000.
Quali misure concrete si impegna a prendere per consentire all'Italia di recuperare in modo sostenibile su questo fronte?

La ricerca è al centro dello sviluppo non solo dell’Italia ma anche e, soprattutto, dell’Europa. La ricerca è futuro e il ruolo dei ricercatori deve essere, per forza, il punto fondamentale di qualsiasi politica di sostegno a  questo settore. L’Italia, come su molti altri temi, sconta un gap nei confronti degli altri Paesi europei. La strategia di Lisbona non può dare risultati se gli Stati membri non si applicano per implementare le indicazioni e gli indirizzi che essa fornisce. L’impegno sarà quello di non far passare sottotraccia il problema che è serio e centrale. Bisogna investire sulle strutture e dobbiamo diventare più attraenti per coloro che vengono da fuori. Ci sarà un motivo, se i nostri ricercatori sono in fuga e quelli stranieri preferiscono altri Paesi all’Italia, e questa non può essere colpa dell’Europa, soprattutto se consideriamo i tagli operati di recente dal Governo italiano nei confronti della ricerca.

[2] Quali nuovi strumenti di finanziamento potranno rafforzare gli investimenti in Ricerca dei Programmi Quadro? Occorre ridiscutere il ruolo delle Regioni nei finanziamenti dell'Innovazione e della Ricerca?

Le regioni possono avere, e in alcuni casi hanno, un ruolo centrale nell’investire nella ricerca. Ci sono, in Italia, alcuni centri di eccellenza che dimostrano l’importanza dello sviluppare sinergie con il territorio per la gestione dei fondi destinati alla ricerca (in Toscana uno di questi esempi è il Polo scientifico di Navacchio, vicino a Pisa, che non ha nulla da invidiare ai migliori centri europei). Territorio, amministrazioni locali e una solida partnership tra pubblico e privato, sono alla base di buoni risultati. Per quanto riguarda i fondi, quelli messi a disposizione dal settimo programma quadro sono importanti e meritano di essere sfruttati nel miglior modo possibile. Purtroppo a volte in Italia  siamo meno bravi di altri a cogliere le possibilità che l’Europa ci offre.

[3] Ritiene che lo spazio Europeo della Ricerca stia funzionando? Quali strumenti potrenno rendere le carriere portabili da un Paese all'altro? (titoli i studio, accantonamento pensione, stipendio etc)

Ritengo che per la ricerca l’Europa possa fare e stia facendo buone cose. Sarà importante proseguire con gli impegni presi fino ad ora, incrementare, se possibile gli investimenti, cercando di coinvolgere il più possibile gli Stati membri. Per quanto riguarda il raggiungimento di una completa e soprattutto soddisfacente portabilità del lavoro in Europa, credo che la strada sia lunga. L’Unione fa tanto, oggi ci sono possibilità che solo poco tempo fa non erano nemmeno immaginabili.  Di certo nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un incremento degli scambi culturali, si sono moltiplicate le esperienze di studio all’estero (penso all’enorme successo del programma Erasmus) e di conseguenza bisogna ripensare un sistema che, se non uniforme per tutta l’Europa, vada quanto meno incontro alle nuove esigenze derivate dal processo di integrazione europea.  

 



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