Bologna, 20 Ottobre 2009 - Da una valutazione effettuata sulla base di dati statistici
pubblicamente disponibili, AIR - Associazione Italiana per la Ricerca
- ha calcolato in non meno di 73.000 il numero di persone attualmente
attive nel sistema ricerca pubblico italiano come lavoratori precari.
Se si considera che il corpo docente Universitario in Italia non
raggiunge le 64.000 unità, si possono cominciare a capire i problemi
del sistema della ricerca pubblica italiana.
"Le periodiche e sempre più gravi cadute dell'Italia nei rankings
universitari e di competitività internazionali hanno radici profonde,
in un sistema Paese che non è in grado di utilizzare con profitto i
talenti della ricerca che pure è in grado di creare in gran numero",
dice Alessandro Fraleoni Morgera, Presidente AIR. "Occorre cominciare
a delineare una politica attiva di inserimento dei giovani ricercatori
oggi parcheggiati nelle università e negli enti pubblici di ricerca
all'interno del sistema produttivo, mediante incentivi economici e
fiscali".
Il Segretario AIR, Enrico Prati, commenta: "Siamo spiazzati dalle affermazioni di Tremonti sul posto fisso. In Italia esiste un
evidente squilibrio tra le persone che lavorano nel settore ricerca a
tempo determinato ed i docenti universitari a tempo indeterminato, con
una prevalenza numerica dei primi, come abbiamo dimostrato. Nessuno pretende il posto a tempo indeterminato da subito, ma chiediamo un percorso di carriera trasparente e un rapporto tra precari e personale con il posto fisso equo e coerente con il nostro ordinamento. Rifiutiamo la logica delle assunzioni indiscriminate, che peraltro alcuni Enti Pubblici di
Ricerca stanno già sperimentando da due anni, a favore di una sana programmazione di immissione in ruolo".
Prosegue ancora Fraleoni Morgera: "Se poi consideriamo che ogni anno
le Università sfornano non meno di 11.000 Dottori di Ricerca, per i
quali non esiste nel sistema produttivo italiano uno sbocco lavorativo
appropriato, e che quindi in massima parte cercano di entrare nei
ranghi dell'accademia infoltendo la popolazione precaria, abbiamo un
quadro piuttosto preciso, e anche preoccupante, della situazione. A
fronte di queste cifre, l'AIR ritiene che esista una sola via praticabile, ovvero la creazione di possibilità di impiego per questi giovani nel sistema produttivo
privato. Questo approccio potrebbe risolvere in un solo colpo il
problema dei precari della ricerca e quello della mancanza di
innovatività dell'impresa italiana, che grazie alle competenze di
migliaia di giovani ricercatori riguadagnerebbe in breve posizioni di
preminenza sui mercati mondiali".
Le proposte AIR per l'inserimento dei giovani ricercatori nel mondo
produttivo, inserite nel quadro dell'imminente riforma universitaria,
sono visionabili qui.
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| Stima approssimativa del numero di precari della ricerca in Italia ufficiale AIR.pdf | 203.65 KB |