Trieste, 26 Gennaio 2010 - Di Andrea Crivelli - Sincrotrone Trieste SCpA, Direttore Risorse Umane :: Prima di affrontare il tema delle problematiche contrattuali del mondo della ricerca corre l’obbligo di ricordare che in Italia esiste un Contratto Nazionale di Lavoro per il comparto degli Enti pubblici di Ricerca, che la banca dati del CNEL annovera oltre 200 Contratti Nazionali di Lavoro a carattere privatistico, (tra questi per i dipendenti di: Basi NATO; Sostentamento del Clero, Fabbricerie (sacristi); Istituti Ospedalieri Valdesi; Lavanderie; Spazzole; Trasporti funebri), ma NON esiste un Contratto Nazionale per le aziende private che svolgono attività di ricerca. L’unica eccezione riguarda il “Contratto collettivo provinciale di lavoro per il personale delle Fondazioni di cui alla legge provinciale 2 agosto 2005, n. 14”, stipulato dalle Fondazioni “Bruno Kessler” ed “Edmund Mach”, nate dalla privatizzazione dell’Istituto Trentino di Cultura e con ambito territoriale limitato alla Provincia autonoma di Trento.
A fronte di questa situazione è comprensibile che l’Accordo interconfederale sul “modello contrattuale” stipulato ad aprile 2009 preveda la riduzione del numero dei contratti collettivi nazionali di lavoro e la maggiore diffusione della contrattazione di secondo livello.
Questo Accordo sembra andare a collidere con le considerazioni che seguono, ma non possono esistere dubbi che, data la sempre viva attenzione al ruolo della Ricerca per lo sviluppo del nostro Paese e come volano per uscire dalla crisi, questo vuoto contrattuale appaia sempre più bizzarro. l’assenza di una definizione anche professionale e contrattuale del comparto della ricerca “privata”.
Le considerazioni che seguono nascono da una concreta esperienza e vogliono essere testimonianza e stimolo per dare pieno riconoscimento, anche a livello contrattuale, alle professionalità che operano nel comparto della Ricerca privata.
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Cos’è la Sincrotrone Trieste
La Società Consortile per Azioni Sincrotrone Trieste gestisce il Laboratorio Elettra, centro di eccellenza internazionale e multidisciplinare al servizio della comunità scientifica internazionale e delle imprese, specializzato nella produzione della luce di sincrotrone e nel suo utilizzo per lo studio della materia. I soci della Società sono Area Science Park (51%), Regione Friuli Venezia Giulia (40%), CNR-INFM Istituto Nazionale per la Fisica della Materia (5%) e Sviluppo Italia (4%).
La luce di Elettra, che nasce grazie ad una sorgente di terza generazione operativa dal 1993, ha caratteristiche uniche di intensità e brillanza con cui è possibile rivelare dettagli altrimenti inaccessibili sulla natura atomica ed elettronica dei campioni. Si tratta, pertanto, di uno strumento in grado di soddisfare molteplici quesiti di ricerca di base e applicata in varie discipline: dalla fisica alla chimica, dalle scienze ambientali all’elettronica, dalla farmacologia alle nanotecnologie. Le potenzialità del centro saranno presto ulteriormente potenziate grazie all’attività di una seconda sorgente di quarta generazione, il laser a elettroni liberi FERMI@Elettra, oggi in fase di avanzata costruzione.
Elettra fa parte dei laboratori associati alla IAEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (sorta nel 1957 nell’ambito delle Nazioni Unite per l’impiego pacifico delle tecnologie nucleari) e rientra nella rete primaria per la scienza e la tecnologia della CEI, l’Iniziativa centro Europea. Inoltre coordina - fra i Programmi Quadro per la ricerca e lo sviluppo dell’Unione Europea - il Progetto ELISA (European Light Sources Activities) per l’accesso transnazionale ai laboratori europei e alle attività di ricerca congiunte nel campo della luce di sincrotrone. Come partner del progetto IRUVX-PP, Sincrotrone Trieste è attivamente impegnata nella fondazione di EUROFEL, il consorzio che riunirà i laser a elettroni liberi Europei e che rientra nella “Roadmap” prevista dal Forum Europeo Strategico per le Infrastrutture di Ricerca (ESFRI).
Al momento la società occupa poco meno di 400 persone, tra dipendenti, collaboratori e borsisti, provenienti da 29 paesi del mondo.
Circa il 20% del personale possiede un PhD, la percentuale complessiva dei laureati è pari al 60%.
Perché cambiare contratto
Quando venne fondata la Società si decise di aderire al CCNL Metalmeccanico perché sembrava il più semplice da applicare e il più rispondente alle esigenze di quel particolare momento, dedicato a realizzare la macchina e a metterla in opera.
Nel corso degli anni la struttura della società si è molto evoluta e diversificata, assumendo sempre più la caratteristica di un laboratorio multidisciplinare, accrescendo e diversificando le figure professionali dedicate alla ricerca ed all’altissima tecnologia.
La progettazione e la costruzione della nuova sorgente, intrapresa negli ultimi anni, hanno richiesto l’impegno di un numero elevato di risorse umane e finanziarie e lo sviluppo di ulteriori nuove professionalità.
In questo quadro è risultato evidente che il CCNL Metalmeccanici non è più adeguato a regolamentare e gestire le problematiche delle Risorse Umane oggi, e domani, all’interno della Società.
Il CCNL Metalmeccanici è un tipico contratto industriale, adeguato per aziende che impiegano prevalentemente mano d’opera, con professionalità tecnico/operative, così i parametri, le declaratorie, i profili per l’inquadramento del personale non rispecchiano infatti, se non in misura minima, le professionalità esistenti. Anche nel CCNL Metalmeccanici compare la figura professionale del “Ricercatore”, ma nulla viene definito a livello di profilo. Ugualmente per altre figure tipiche nell’ambito della ricerca.
Ancora più complesso è costruire un accordo integrativo che coniughi il rispetto del dettato contrattuale di primo livello alle esigenze di classificazione del personale, alla gestione del tempo di lavoro, alle necessità formative insite nell’attività della Società.
Contratto per la Ricerca o contratto dei ricercatori?
Prima di esaminare le possibili soluzioni al problema contrattuale del mondo della ricerca è necessario chiarire un punto, per orientare la scelta della soluzione più indicata.
Possiamo immaginare un Contratto “per la Ricerca” o “per i Ricercatori”. Nel primo caso avremo un contratto che riguarderà tutte le professionalità: di ricerca appunto, ma anche tecnologi, tecnici, amministrativi, persino commerciali, viste le possibili ricadute industriali della Ricerca e delle sue applicazioni, con tutte le peculiarità che lavorare in questo ambito comporta.
Nel secondo si andrebbe ad identificare un contratto a sé stante per un ambito professionale ben preciso, qualcosa di simile al Contratto per i Dirigenti.
Una soluzione intermedia è quella del Contratto Nazionale “pubblico” che individua tre carriere differenziate per i Ricercatori, per i Tecnologi e per il personale tecnico amministrativo, ugualmente fa l’unico, al momento, Contratto “privato” nel mondo della Ricerca quello Provinciale per le fondazioni di Ricerca della Provincia autonoma di Trento.
Ognuna di queste soluzioni presenta pregi e difetti: i contratti ad inquadramento separato evidenziano in modo molto spinto i tratti distintivi della professionalità del Ricercatore, pongono condizioni precise per l’ammissione a questa particolare carriera e ne definiscono puntualmente le possibili evoluzioni. D’altro canto pongono in assoluta evidenza, e lo sottolineano con differenti scale retributive, che all’interno della stessa organizzazione esistono “classi” diverse di lavoratori.
Un contratto per il comparto nella sua interezza sottolinea in modo meno evidente le specificità del “mestiere di ricercatore”, ma pone tutti i lavoratori sullo stesso piano formale. È necessario ricordare che attualmente tutto il mondo della Ricerca privata (fatto salvo l’esempio delle citate Fondazioni trentine) fa riferimento a contratti privatistici (Metalmeccanici, Chimici, Terziario….) nei quali l’inquadramento dei lavoratori è “unico”.
Ovviamente le problematiche contrattuali vanno oltre il tema dell’inquadramento delle risorse umane, ma questo rappresenta sicuramente il nodo primo e più complesso da sciogliere
Quale contratto?
Dalle considerazioni sopra sviluppate è evidente che l’applicazione pura e semplice del Contratto pubblico per la Ricerca all’intero comparto non è auspicabile per gli elementi di rigidità che comporterebbe. Parimenti è difficile al momento prevedere un’armonizzazione dei due contratti, ipotesi certamente suggestiva, ma che richiederebbe un radicale cambio di mentalità da entrambe le parti e del quadro normativo.
È dunque necessario redigere un nuovo testo contrattuale “di primo livello” che fissi:
– Regole contrattuali
– Diritti e rapporti sindacali
– Diritti e doveri del lavoratore
– Inquadramento e retribuzione “base”
e che tenga conto dei seguenti elementi:
- specifiche esigenze delle attività di ricerca: articolazione degli orari, necessità formative, aspettative “sabbatiche” ecc
- professionalità tipiche della ricerca, articolate tra personale di ricerca, tecnologi e tecnici, amministrativi
- struttura salariale motivante, ma compatibile con la natura privatistica delle imprese coinvolte.
Ovviamente è possibile ed opportuno cercare nell’ambito dei contratti esistenti spunti di riflessione e d’ispirazione. Dunque la parte normativa generale, sulle regole contrattuali e i rapporti sindacali, può trarre utili indicazioni dai Contratti nazionali più significativi; le regolamentazioni più specifiche relative alle modalità di lavoro nel mondo della ricerca possono ispirarsi al Contratto provinciale trentino.
Per quanto riguarda l’inquadramento, il sistema più articolato e più vicino al mondo e all’esigenze della Ricerca è contenuto nel Contratto Nazionale per il comparto della Chimica, dove troviamo declinate molte posizioni di alto livello e specifiche: sono infatti definiti, tra gli altri, il profilo del Senior Scientist, del Ricercatore senior, del Responsabile di Laboratori, e di molti tecnologi e tecnici collegati alla ricerca stessa.
Il percorso e gl’interlocutori
Giungere alla sottoscrizione di un nuovo Contratto Collettivo di Lavoro prevede un iter sicuramente non breve e probabilmente non troppo agevole, trattandosi di discutere molte decine di articoli.
Il primo atto sarà infatti la disdetta dei contratti attualmente in essere, con probabile resistenza da parte delle strutture sindacali attualmente competenti, cui verrà meno una quota di iscritti, e di parte dei lavoratori, per il timore di perdere le tutele tipiche di un “grande” contratto e che, questione non indifferente, s’interrogheranno sul destino del loro Fondo Integrativo.
A questo seguirà l’apertura di un tavolo di trattativa. Gl’interlocutori sindacali dovrebbero essere le organizzazioni dedicate alla ricerca, in particolare le sigle che fanno riferimento alle principali Confederazioni (senza voler escludere le altre presenti nel mondo dei ricercatori) e cioè: Federazione Lavoratori della Conoscenza-CGIL; Federazione Innovazione e Ricerca – CISL; UIL-PA Università e Ricerca.
Una possibile difficoltà potrebbe sorgere dal fatto che fino ad oggi il terreno di discussione era quello del contratto di natura pubblica e l’interlocutore l’ARAN e non una controparte privata come Confindustria.
Una volta stipulato il contratto di “primo livello” nelle singole realtà potranno essere stipulati accordi integrativi, come previsto dal Citato Accordo Interconfederale sul modello contrattuale, che definiscano principalmente:
- Modalità e ammontare del premio “di risultato”
- Istituti strettamente legati alla realtà aziendale Senza nascondere le difficoltà credo sia evidente che intraprendere la strada di un nuovo Contratto sia esigenza non più procrastinabile e che il risultato che ne verrà non potrà che essere utile al mondo della Ricerca e a tutto il sistema paese nel suo complesso.
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