Impossibile il rientro dei cervelli se non si creano 30000 posti di lavoro

Milano, 17 Aprile 2010 - Il Segretario AIR Enrico Prati commenta il caso della Dott.ssa Piazzolla, ricercatrice in campo oncologico in Spagna, ai microfoni di Radio 24 sabato 17 Aprile alle ore 15 nel corso del programma di Sergio Nava "Giovani Talenti".

"L'esempio di Daniela Piazzolla, ricercatrice di 34 anni emigrata in Spagna, disposta a rientrare in Itala solo qualora sussistessero le adeguate condizioni stipendiali e lavorative, evidenzia delle carenze del sistema ricerca in Italia. E' noto che in Italia gli investimenti in ricerca sono insufficienti, tuttavia il confronto con la situazione spagnola costringe ad approfondire quale sia esattamente il punto di debolezza. La Dott.ssa Piazzolla, infatti, svolge la propria ricerca in una struttura di ricerca oncologica di Madrid (CNIO) dove si trovano circa 20 italiani, senza essere assunta con un contratto a tempo indeterminato. Il suo stipendio è pagato grazie a un Advanced Grant vinto da un senior scientist della struttura, finanziato dall'Unione Europea. Il numero di ricercatori finanziati in Spagna tramite questo canale è pari a circa la metà rispetto agli italiani; tuttavia bisogna notare anche che gli italiani detengono il record assoluto di domande, e che anche le domande di ricercatori spagnoli sono circa la meta' di quelle di italiani. La Dott.ssa Piazzolla, tuttavia, non riscontra in Italia un sistema capace di riceverla e di metterla in condizioni di lavorare con profitto. In cosa differiscono quindi la Spagna e l'Italia?
A prima vista, gli investimenti in ricerca in Spagna sono molto simili a quelli dell'Italia. Con una quota pubblica di finanziamento in rapporto di 0.55% sul PIL nel 2008 e nel 2009, l'Italia e la Spagna sono pressoché alla pari, se si pensa che la media UE è intorno allo 0.65% e che secondo l'Agenda di Lisbona avrebbe dovuto raggiungere l'1%. E, anche se in condizioni di sofferenza, le entità di finanziamento in centinaia di milioni di euro sono piuttosto simili. Dove risiede la differenza? A partire dal 1990 fino al 2009, la quota privata di finanziamento sul PIL è passata in Italia progressivamente dallo 0.75% allo 0.55%. Al contrario in Spagna lo stesso indicatore è passato dallo 0.50% allo 0.70%. In altre parole l'intensità di investimento privato tra i due Paesi si è scambiato.
Tale quota insufficiente di capitali privati sul PIL trova conferma nel numero di ricercatori pubblici in rapporto a quelli privati, che in Italia è 3:2, contro una media UE 1:1. In altre parole, a fronte di un numero di ricercatori pubblici stimati intorno alle 90.000 unità, per portare tale rapporto in pareggio sarebbe necessario creare 30.000 posti di lavoro da ricercatore nell'impiego privato. Il ragionamento però non si conclude qui."

"Quali sono i numeri di emigrazione di ricercatori Italiani all'estero? Una popolazione fuori dai confini nazionali di circa 30.000 unità contro una popolazione immigrata in Italia di 3.000. Di fronte a questi numeri, i piani di "Rientro dei cervelli", ad esempio, che hanno portato 500 ricercatori a rientrare temporaneamente in Italia, trattenendone poi solo 42 a causa dell'inadeguato programma di rientro - che non contemplava un sistema di inserimento a tempo indeterminato negli organici - risultano del tutto marginali."

"C'e' una sorprendente corrispondenza tra il numero di ricercatori esportati, e quelli che sarebbe necessario riportare in Italia mediante un'adeguata quota di finanziamento privato.

Una conclusione affrettata quindi potrebbe essere che la responsabilità del mancato impiego dei ricercatori formati in adeguato numero in Italia sia dei privati. Questa conclusione, naturalmente, è sbagliata. Anche nell'ipotesi che aziende di alto profilo detengano in organico ricercatori in ragione del 25% dei propri dipendenti, la conclusione a cui si giunge è che in Italia mancano aziende ad alto profilo tecnologico per un totale di almeno 120.000 posti di lavoro, in altre parole una decina di nuove di grandi aziende da 1200 posti ciascuna; oppure potremmo dire che non sussistono le condizioni affinché i datori di lavoro attuali assorbano questi 30.000 ricercatori, distribuiti tra le aziende attualmente operanti sul nostro territorio. La causa quindi non va cercata nelle economie delle singole aziende, quanto piuttosto nella mancanza di un adeguato piano industriale nazionale che faccia leva sulle nuove tecnologie. Senza le condizioni necessarie per un ritorno degli investimenti, dettate da una politica industriale aggressiva che in Italia non si riscontra da almeno 15 anni, nessun azienda italiana o straniera troverà l'Italia il luogo giusto dove impiantare nuove attività. In questi anni si è osservato anzi il fenomeno opposto. 
Tornando all'esempio della Dott.ssa Piazzolla, il suo lavoro in campo oncologico è reso possibile mediante la ricerca in fisica medica, lo sviluppo di nuova strumentazione, la collaborazione con industrie farmaceutiche, che assumono fisici, ingegneri, chimici, biologi, e cosi' via. Il problema del suo mancato rientro quindi non si limita al salario (che in Italia resta a inizio carriera molto inferiore alla media europea) o all'ottenimento di una posizione a tempo indeterminato nel pubblico impiego, che in questo momento non ha neppure in Spagna, ma alla mancanza di un adeguato sviluppo nella filiera della ricerca del suo campo, nell'intero tessuto economico nazionale. Solo un indirizzo di medio e di lungo termine di investimento pubblico, di semplificazione burocratica, di applicazione certa del diritto, possono creare le condizioni affinché in mancanza di capitali nazionali vi sia attrazione di capitali dall'estero. Senza una chiara politica di indirizzo industriale decisa dalla classe dirigente, non sarà possibile alcun rientro dei cervelli né Italiani, né stranieri."

Per riascoltare la trasmissione:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=ricercatrice-madrid-spagna-talenti-ricerca-medicina-laboro-estero



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