Bologna, 15 Febbraio 2011 - L'applicazione della riforma dell'Università fa le prime vittime. I giovani ricercatori destinatari del rinnovo dei loro assegni di ricerca annuali hanno visto annullare le procedure di rinnovo allo scadere dei loro contratti.
A partire dalla scorsa settimana, i ricercatori coinvolti, che per caso si trovavano in questo periodo al momento del rinnovo già autorizzato dai propri dirigenti da mesi, restano senza posto di lavoro da un giorno per l'altro. Questo accade perché gli uffici che dovrebbero dar luogo alle pratiche di rinnovo, come l'Ufficio Concorsi del CNR, non avendo trovato una interpretazione univoca del testo della riforma varata, hanno deciso di bloccare i rinnovi dei contratti in scadenza in attesa di chiarimenti su come bandire quelli nuovi. Ci sono già da questa settimana ricercatori disoccupati e senza diritto ad alcun ammortizzatore sociale. I precari non dipendenti si stanno mobilitando per una astensione dal lavoro promossa da un comitato organizzatore per solidarietà verso i colleghi che hanno perso il lavoro e per il clima di incertezza che riguarda i loro stessi contratti.
Anche la ricerca ne è gravemente colpita, dal momento che gli assegni di ricerca sono i contratti più utilizzati per reclutare personale di alto livello sui progetti finanziati dall'Unione Europea, che rischiano in questo modo la paralisi - serviranno non meno di due mesi da quando saranno date disposizioni per bandire nuovamente i posti per reclutare gli stessi disoccupati creati dai mancati rinnovi. L'aspetto più singolare è che il testo di legge fa esplicito riferimento alla Carta Europea del Ricercatore, che chiarisce in primo luogo come non deve esistere discriminazione tra i ricercatori con contratti a termine e quelli permanenti, mentre le amministrazioni, decidendo di astenersi dal completare le procedure di rinnovo, hanno consentito la discriminazione, contravvenendo in questo modo alle disposizioni della Carta.