Economia e Ricerca - ipotesi di lavoro

L’analisi della dinamica economica dell’Italia contemporanea evidenzia chiaramente una fase di difficoltà. Negli ultimi 5 anni il tasso di crescita del prodotto interno lordo è stato per ben tre volte inferiore all’1% (anni 2002, 2003, 2005), rasentando la crescita zero nel 2005. Nel corso dell’ultimo biennio sembra essere in atto un lieve processo di ripresa, con un livello di crescita del PIL pari all’1,9% per il 2006. La cifra stimata per il 2007 è analoga, con una probabile flessione nel 2008 pari all’1,4% (stima Commissione Europea, Novembre 2007). Tali cifre sono comunque preoccupanti tenendo conto dei dati comparativi, nell’ambito dell’Eurozona il tasso di crescita medio è infatti più elevato, stimato al 2,5% per il 2007 (fonte Fondo Monetario Internazionale). Il debito pubblico continua a pesare sull’economia italiana: pur essendo probabile una riduzione del rapporto debito-PIL (dal 104,3% al 102,9% tra il 2007 ed il 2008, stima Commissione Europea) si continuerà ad impiegare il 5% del prodotto interno lordo per il pagamento degli interessi sul debito, drenando risorse da investimenti maggiormente produttivi.La situazione di criticità non è congiunturale ma strutturale, essa è evidente anche in molti altri indicatori di performance economica. L’Italia si colloca al 46° posto nell’indice di competitività sviluppato dal World Economic Forum (Global Competitiveness Report 2007-2008), un indicatore composito basato su sub-indicatori riguardanti la struttura economica del paese e le aspettative del mondo imprenditoriale. Gli aspetti in cui si evincono le maggiori difficoltà sono di natura socio-politica e sono connessi alla fragilità istituzionale, lo scarso livello di trasparenza e  l’uso inefficiente delle risorse pubbliche. L’erosione della competitività, in comparazione ad altri paesi industrializzati, si può dedurre inoltre dalla perdita di quote di mercato al livello internazionale. La quota italiana sull’export mondiale passa infatti dal 4,7% del 1996 al 3,4% del 2006 (stima a prezzi correnti su dati WTO, Ministero del Commercio Internazionale, Maggio 2007).    Il basso tasso di occupazione e la scarsa crescita della produttività sono tra i fattori che hanno influenzato maggiormente la crescita economica italiana nell’ultimo decennio. L’incremento del tasso di occupazione, obiettivo da raggiungere in particolare per la sua componente femminile, esula dallo scopo di questo lavoro. L’incremento del livello di produttività del lavoro, variabile connessa in modo diretto con la competitività di un sistema-paese, è stato in Italia relativamente contenuto a partire dal 1995.  Dal 2001 al 2003 la crescita della produttività del lavoro è stata negativa, con un picco del -2,2% nel 2003 (fonte Banca d’Italia), in seguito si è verificata una crescita debole, comunque inferiore alla media delle economie sviluppate. Il dato aggregato implica una divaricazione rispetto alla traiettoria di sviluppo degli altri paesi europei: dal 1995 al 2004 in Italia la produttività media del lavoro è cresciuta del 6,4%, la metà rispetto a Francia e Germania. Le ragioni sottostanti allo scarso incremento della produttività si possono identificare nella specializzazione del sistema produttivo in settori a basso contenuto tecnologico, nella scarsa dimensione media delle imprese e nel basso livello di investimento in Ricerca e Sviluppo. Nel 2007 il rapporto tra la spesa in Ricerca e Sviluppo e PIL è stato dell’1,1%, contro l’1,9% dell’EU-15 (OECD Factbook 2007 - Economic, Environmental and Social Statistics). Nella letteratura riguardante la crescita economica si evidenzia una correlazione positiva tra investimento in ricerca, livelli di produttività e crescita economica; tale rapporto è inoltre influenzato dal contesto istituzionale e dall’architettura normativa in cui un sistema-paese si trova ad operare. L’investimento in ricerca ed innovazione è una componente determinante di una strategia di sviluppo nazionale; dotarsi di una struttura di finanziamento pubblico è considerato uno strumento efficiente dato che il rendimento collettivo della ricerca, in particolare per quanto riguarda la ricerca di base, tende ad essere più elevato di quello privato. Simultaneamente si può notare come la ricerca privata sia stata determinante nella storia dello sviluppo economico moderno, sia per quanto riguarda le innovazioni incrementali sia per la creazione di nuovi settori di sviluppo. Nel caso italiano è auspicabile un aumento di entrambe le componenti dell’investimento in ricerca, con particolare enfasi sulla quota di investimento privato dato che essa diverge in misura maggiore dagli standard europei. Questa operazione andrebbe combinata a un’adeguata riforma normativa che possa incentivare un’allocazione efficace delle risorse. Per rendere efficace un’operazione di questo tipo è inoltre utile considerare riforme nel sistema finanziario, nella pubblica amministrazione e nel sistema di istruzione tali da creare un contesto in cui le innovazioni possano attecchire e tradursi in attività imprenditoriali. Nei prossimi mesi lo scopo del nostro lavoro sarà sezionare questi problemi, al fine di identificare le riforme normative e le forme di investimento in ricerca che possano ottenere il maggiore impatto, in termini di innovazione tecnologica, produttività e crescita economica, nell’Italia di oggi.


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Submitted by comunicazione1 on Thu, 22/11/2007 - 20:35.

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