La costruzione di una Società della Conoscenza creativa, produttiva e sostenibile, in grado di promuovere la competitività del nostro Paese a livello globale, impone rapporti efficaci e mirati tra il mondo della Ricerca e quello dell’Impresa. In Italia, una possibile soluzione a tale esigenza è stata individuata attraverso la costituzione dei “distretti tecnologici”, ovvero aree geografiche su base regionale entro cui intervengono Enti, normalmente gestiti dalle Regioni, capaci di coordinare lo scambio di conoscenza tra strutture pubbliche di Ricerca (Università, CNR, ENEA, ecc.) ed Industrie in funzione delle potenzialità del territorio, e di condurre su tali basi ‘ricerca industriale per le grandi imprese e sviluppo precompetitivo per piccole e medie imprese’ (rif: http://www.ricercaitaliana.it/distretti.htm) Se tale sistema ha sicuramente rappresentato una novità nel panorama nazionale, la sua efficacia dipende fortemente dal tessuto socio-economico regionale (rif: http://www.distretti-tecnologici.it/home.htm), nonchè dalla flessibilità e dinamicità con cui il mondo della Ricerca può rispondere alle esigenze industriali. Inoltre se il ruolo di interfaccia tra Ricerca pubblica ed Impresa privata svolto dalla Pubblica Amministrazione senz’altro favorisce la capillarità delle azioni, esso può porre alcuni problemi di efficienza del sistema, legati alla burocratizzazione, a fattori socio-culturali, alla frammentazione degli interventi sia in termini di obbiettivi che di investimenti, ecc. Nell’arco degli ultimi dieci-quindici anni, Regno Unito ed Irlanda hanno adottato modelli di sviluppo della ricerca molto simili agli Stati Uniti, focalizzando energie e risorse su centri di eccellenza dove vengono condotti progetti di importanza strategica per l’economia dei rispettivi Paesi. I finanziamenti alla Ricerca sono consistenti perchè razionalizzati su scala nazionale ed assegnati in base a dei criteri obbiettivi di competenza, efficienza e struttura (strumentazione, servizi, risorse umane, ecc.). Innestandosi su questa organizzazione, il trasferimento tecnologico riesce ad attrarre in modo efficace investimenti di soggetti privati nazionali ed internazionali (anche Italiani). Il Gruppo di Studio AIR sul tema Ricerca-Impresa mira quindi a raccogliere opinioni sullo stato attuale dei rapporti tra Ricerca ed Industria in Italia, ed idee su come migliorarli. Un panel di esperti nazionali ed internazionali – inclusi ricercatori Italiani all’estero, verrà chiamato ad esprimersi su questo tema offrendo anche la possibilità di discutere la nostra situazione e posizionamento rispetto ad altri Paesi Europei (Francia, Germania, Regno Unito, Irlanda). Il Gruppo si propone di elaborare, entro un anno dalla sua costituzione, un documento che riassuma lo stato dell’arte dei rapporti tra Ricerca e Industria in Italia ed in altri Paesi Europei, e raccolga organicamente idee di nuova generazione da presentare alle autorità competenti. .
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